La chiacchiera con Rudy Bandiera

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Salama da sugo

Rudy Bandiera è un esperto di “comunicazione”. La sua descrizione potrebbe concludersi qui e tutta la sua carriera che gira intorno alle strategie di branding personale e aziendale, potrebbe anche risultare secondaria rispetto alle straordinarie doti (credo a questo punto) innate del nostro.

Dopo aver passato notti insonni pensando alla salama da sugo, alimento onnipresente nella dieta di Rudy, mi sono detto che era arrivato il momento di farla finita e chiedere lumi a chi di salama ne capisce. Davvero.

 

Ciao Rudy, ho due domande fondamentali. La prima: considerando lo svilupparsi delle dinamiche collaborative tra operatori (forti) del web, pensi che le grosse agenzie, quelle strutturate, abbiano futuro?

Urca, cominci tosto! Allora, secondo me le agenzie hanno e avranno sempre un senso. Mi spiego. Esistono soluzioni diverse per diversi tipi di problema e le agenzie sono, secondo me, la soluzione a uno in particolare, ovvero quello di avere tutto in un posto e tutto con un unico referente. In pratica ci possono essere operatori forti, va benissimo che ci siano, ma rispondono a domande diverse rispetto quelle alle quali rispondono le agenzie. Le varie FCA andranno SEMPRE dalle agenzie, per dire, quindi hanno un senso di esistere eccome.
Forse ne serviranno meno, ma questo è un altro discorso.

La seconda domanda è forse più importante: la salama da sugo (insaccato di maiale tipico della provincia di Ferrara) in cosa differisce da una soppressata o da un capicollo?

Beh, qua ti metti nel difficile eh. Il punto è che hai fatto due esempi sbagliati quindi, mi spiace, ma la domanda è mal posta.

La soppressata e il capocollo li cuoci, dopo che li hai comprati? No, giusto? Ecco, la salama si, per 6/8 ore. Quindi la domanda giusta sarebbe stata che differenza c’è tra la salama da sugo e un cotechino, per dire. Ora, la salama ha un nome talmente bello da meritare la palma della magnificenza solo per quello. A dispetto del sessismo alimentare che riguarda il mondo del suino, non si chiama salame ma salama. SALAMA. Bellissimo. E in più da sugo. Salama da sugo, straordinario!

E a Ferrara la chiamiamo anche “salamina” amichevolmente. Come una vecchia pericolosa, saggia, forte e potente, che ci viene a trovare una volta l’anno. Coppa del collo, guanciale, polpa magra di coscia, lingua e fegato (pochissimo), sale, pepe, noce moscata, chiodi di garofano e cannella la compongono con fierezza.

La concia dell’impasto termina con l’aggiunta abbondante di vino rosso robusto, non amabile. L’impasto così ottenuto viene insaccato nella vescica del maiale stesso, in una caratteristica forma rotondeggiante. Il tipo di legatura permette la formazione di otto o sedici spicchi a seconda della grandezza; dopo qualche giorno d’iniziale essiccatura, la stagionatura continua per circa un anno. (Wikipedia docet)

Ecco, ha o non ha qualcosa di magggico?

Sai che gli insaccati fanno male essendo pieni di nitrati? Almeno la compri da chi la produce senza addizionarla troppo di conservanti e schifezze varie?

SI! E NON le compro… me ne regalano sempre, pensando io le mangi in loop (cosa non vera altrimenti sarei morto 😀 )

Questa è proprio ignorantissima e ti chiedo scusama che centra il sugo?

Alla fine, quando la cuoci NON la devi forare, come invece si fa con il cotechino altrimenti perde il sugo. E pensa che la puoi mangiare “al cucchiaio” ovvero, con un foro sopra e infilandoci dentro il cucchiaio, appunto.
Come vedi NON è un cotechino.

Parliamo di personal branding. Nella tua esperienza i casi più interessanti sono studiati a tavolino o fenomeni spontanei?

Entrambe le cose. Facciamo un esempio, il mio socio Skande: non è certamente studiato a tavolino, non ha qualcuno che lo segue, ma non è nemmeno improvvisato. E’ un uomo che ha studiato molto e che si è messo in giuoco, giorno dopo giorno, per diventare quello che è oggi, ovvero un punto di riferimento italiano del personal branding.


Il punto è che esistono cose costruite che funzionano e cose non costruite che funzionano. Ecco, sta a noi fare attenzione su quelle che ci possono portare valore o rischi… se vendo server diciamo che Clapis non è il mio testimonial ideale ma se vendo qualcosa di meno “specifico” certamente si.

Ho letto il tuo ultimo libro e (come sai) mi è piaciuto molto. In due parole, potresti dirmi cosa significa saper camparesul web?

Significa due cose: essere opportuni et avere buon senso.
Facile, vero? Ecco, farlo non lo è per nulla 😀
Nel mondo della rete c’è un eccesso di voglia di apparire oppure un eccesso di paura di apparire: l’equilibrio è la via. Il giusto mezzo diceva Aristotele.

Molti usano linkedin per lavoro e fb per svagarsi. Tu come la vedi?

Ah, molti giocano a bowling per svagarsi, a me fa venire il mal di schiena così come molti altri usano la stilografica per lavorare, io non scrivo nulla a penna da anni.

Penso, davvero, che non esistono scelte giuste e sbagliate ma scelte: personalmente uso entrambi per divertitemi. Senza il divertimento non esiste nemmeno il lavoro.

Se ti proponessero di condurre il prossimo festival di San Remo con Marco Montemagno e Milly Carlucci?

Ci andrei alla grande! Io sono NATO per stare sul palco! Mi spiace per Marco e Milly 🙂

Per concludere, come ti piacerebbe essere ricordato un giorno?

Ah… bella domanda. Non ho figli quindi questo implica che non siano loro a doversi ricordare di me o ad avere l’opportunità di farlo. Mi piacerebbe che qualcuno si ricordasse di me come il primo che ha sdoganalo “l’informalità” in ambienti in cui la formalità era Legge.
Ho parlato per primo al mondo, al Senato della Repubblica, di scie chimiche e Lovvotica, integrando le cose in un contesto sensato. Sono un genio comunicativo… vorrei essere ricordato come un genio comunicativo, ecco 🙂

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