Pagamenti in ritardo, la mia esperienza

Ragazzi, succede. A qualunque livello operi e quale che sia la tua specializzazione, prima o poi sarai colto dalla tentazione di imprecare all’indirizzo di divinità talvolta oscure alla teologia, perché chi deve pagarti si fa aspettare troppo. Oggi ti racconto due cose su queste persone e su chi spesso permette loro di ritardare i pagamenti.

ritardo nei pagamenti

ritardo nei pagamenti

 

La prima grossa specificazione da fare su quest’articolo è che mi rivolgo ai lavoratori autonomi e alle società di servizi, quindi tanto ai freelancer come il sottoscritto, quanto ai titolari di srl, snc, sas e similari, che spesso erogano servizi legati alla comunicazione sia sul web che offline. I lavoratori dipendenti che si trovano ad esperire un ritardo nel pagamento degli stipendi possono diffidare il datore di lavoro, fare un decreto ingiuntivo e perfino dimettersi per giusta causa, con diritto alla NASPI e al ticket di licenziamento a carico del datore di lavoro.

 

Uno strumento utile, la “proforma”

Ricordo una frase scritta da un collega qualche anno fa. Suonava più o meno così: «Ogni anno metto in conto di dover versare in media 2.000 euro di iva non incassata a causa di ritardi nei pagamenti». Quest’affermazione per me da brivido, deriva dall’ignoranza di uno strumentino salva vita semplice semplice, la proforma.

La proforma è un documento in tutto uguale ad una fattura ordinaria, che però non sostituisce quest’ultima perché non è numerata e per l’appunto contiene in evidenza la dicitura: “Il presente documento non costituisce fattura che verrà emessa all’atto del pagamento, ai sensi degli art. 6 e 21 D.P.R. 26.10.72 N.633 e dell’art. 2 D.L. 06.07.74 N.260“. In mancanza di numerazione progressiva, il documento proforma non è dunque soggetto a contabilità, ma serve solo da promemoria per il cliente che in esso troverà l’indicazione esatta su imponibile, iva ed eventuali ritenute d’acconto, oltre che le tue coordinate bancarie per effettuare il bonifico. Quindi sì, la proforma ti evita di versare allo stato iva su fatture non pagate, così come ti evita farraginose procedure per segnalare che una fattura emessa non è stata pagata, quindi l’iva relativa va esclusa dal computo. Prevenire è meglio che curare.

 

Contratto sì, contratto no

Personalmente non ne faccio mai, però in quanto consulente lavoro nella quasi totalità dei casi su prestazioni erogate una tantum pagate in anticipo, quindi metto a monte il mio interlocutore nell’impossibilità di farmi scherzi. Per quanto riguarda i (pochi) clienti che seguo mese per mese, esistono rapporti di fiducia solidi, tali da farmi stare sereno. Ora mi rendo conto di non fare testo, perché in molti casi chi fa il mio mestiere si trova a fare accordi semestrali o annuali per un corrispettivo ripartito su base mensile. In questi casi una scrittura privata o quantomeno uno scambio di email da cui si evince il mandato, magari tra caselle di posta elettronica certificata sono un buon modo per mettere un interlocutore inadempiente di fronte alle sue responsabilità.

Vorrei essere molto chiaro perché ne ho sentite di tutti i colori: se a un certo punto il tuo cliente comincia a ritardare i pagamenti fino a sparire senza pagare, puoi anche avere in mano un contratto controfirmato, ma lui avrà sempre mille modi per contestare il tuo operato e non pagare. La domanda è: sei disposto a imbarcarti in una luuuuunga causa civile? Ne vale la pena?

Poi ci sono colleghi ai quali va il massimo rispetto, che si affidano alle società di recupero crediti, quelle che mandano “Pasqualone”, l’energumeno incattivito dall’alcol e dall’infanzia difficile (ma più dall’alcol) a citofonare sotto casa dell’inadempiente per reclamare garbatamente il compenso pattuito. Storie al limite, vita vissuta.

 

Filtrare i clienti e farsi pagare prima

Ecco uno dei motivi per i quali suggerisco sempre di fare buona comunicazione nel tempo anche senza uno scopo immediato. Curare il proprio brand personale permette di adottare politiche di prezzo al rialzo e di uscire dalla trappola del servizio più conveniente. Come fanno notare quelli bravi, se devi giocartela unicamente sul prezzo hai perso in partenza, ecco perché devi poterti permettere di filtrare i clienti proponendo prezzi più alti rispetto alla media. I clienti che risultano ostili rispetto ai pagamenti sono quasi sempre quelli che hanno chiuso accordi apparentemente convenienti, insomma, quelli che hanno chiesto 100 preventivi e hanno optato per il più basso senza farsi troppe domande.

Se vuoi farti pagare, comincia dal non essere quello che fa il preventivo a cui non si può dire di no.

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