Perché NON devi pensare come un SEO

Me ne accorgo ogni giorno tra un post e un commento nel gruppo dei Fatti di SEO che ho il piacere (e l’onere) di amministrare. Questo NON è un articolo critico rispetto alla categoria dei SEO a cui mi fregio di appartenere, piuttosto ritenendo rischioso l’abito mentale di chi continua a cercare il modo per posizionarsi su Google, come se non contasse altro, ho intenzione di lanciare un piccolo ma solenne monito per riportare alcune persone alla realtà delle cose.

non pensare come un seo

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Un primo passaggio è cogliere la differenza tra SEO e posizionamento. Perfino io che vivo la SEO in senso olistico riconosco che occorre distinguere tra i due concetti.

 

Cos’è la SEO

È l’ottimizzazione di TUTTO ciò che può contare a livello informatico e di comunicazione. Non è più il solo lavoro sul codice e sulla struttura di un sito web, perché i motori di ricerca sono sensibili anche ai segnali sociali e ai comportamenti degli utenti. È per questo che vado in giro a dire che parliamo dello sforzo più bello mai fatto dall’uomo per conoscere sé stesso.

Ottimizzare significa accertarsi che i percorsi di scansione delle tue pagine web siano corretti in funzione del modello di business, senza tralasciare i percorsi di navigazione tra le pagine, che possono coincidere in parte, ma non sono la stessa cosa. Ottimizzare significa indagare le intenzioni di ricerca, capire come intercettare i bisogni reali degli utenti, quali contenuti offrirgli e come farlo. Ma la SEO è sufficiente ad ottenere un buon posizionamento?

 

Cos’è il posizionamento

È quando il tuo sito web viene in mente a una persona che sta pensando di fare una ricerca per un argomento che rientra nella tua sfera di interesse business. Il posizionamento è dunque un fatto legato alla percezione del nostro pubblico di riferimento. Quello nei motori di ricerca non è altro che una conseguenza diretta di questo meccanismo che a parte rare eccezioni non richiede un mese di tempo, ma molto, molto di più.

 

Se dunque nel tuo sito web non ci sono ridondanze tra pagine sovrapponibili e c’è un buon allineamento tra le pagine raggiungibili, quelle effettivamente scansionate e quelle ad levato interesse per Google, può darsi che tu abbia una buona SEO e tanto (spesso) basta ad ottenere buoni posizionamenti su Google, ma se esistono altri 100 siti web come il tuo per struttura e offerta di contenuto e 50 di questi sono ottimizzati in modo discreto, la SEO è “solo” la conditio sine qua non per ottenere buoni risultati di visibilità.

 

Una visione distorta della SEO

È a questo punto che tanti SEO, più di frequente i titolari di progetti web che curano la SEO in prima persona, pongono questioni che tradiscono una certa ingenuità rispetto alle attività di posizionamento. Domande come “mi suggerite di comprare i domini con la chiave scritta male se la chiave (sbagliata) ha comunque un buon volume di ricerca?” tradiscono una certa ingenuità, allontanandoci dal concetto stesso di posizionamento. Se pratiche simili avessero senso, la Apple avrebbe acquistato il dominio eppol.it negli anni ’90 invece di puntare sulla comunicazione e su un altro paio di cosette che trovi sulle biografie di Steve Jobs. “Conviene comprare domini scaduti con un buon profilo di link in ingresso da reindirizzare sulle pagine del mio sito web?“, sì, conviene, ma non stai facendo posizionamento, tuttalpiù stai mettendo in essere una pratica utile a scalare qualche posizione, ma essere primi su Google non significa essere posizionati. Mi rendo conto che è un’affermazione strana per un SEO, ma a meno che non parliamo di business limitati nel tempo, ti suggerisco di riflettere bene sull’idea che ti sei fatto di come posizionare un sito web nei motori di ricerca.

Lavora oggi per tornare in mente alle persone tra un anno. In questa frase c’è l’essenza del concetto di posizionamento.

La chiave.

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