Serve davvero una sede di rappresentanza?

Alzarsi al mattino, fare colazione, lavarsi i denti, vestirsi e uscire di casa per chiudersi 8 – 10 ore in ufficio. Una singola frase per descrivere la giornata tipo del lavoratore “di concetto” occidentale, il cui tempo è scandito da freddi orologi inchiodati a una parete grigia, il cui totem è un distributore automatico di caffè, cattivo.

sede di rappresentanza

sede di rappresentanza

 

Se è vero che ho descritto grossomodo la realtà quotidiana per gli impiegati di grosse aziende e in generale per i lavoratori dipendenti, mi domando quanto e se questo stile di vita sia sostenibile in un mondo in cui le persone (e non gli affari) sono sempre più schiacciate nei grossi centri urbani metropolitani. Soprattutto mi domando se serva davvero a migliorare le cose.

 

Le aziende devono avere una sede fisica?

Ho cominciato a lavorare sul web nel 2007, da casa. Se fossi stato da solo sarei anche rimasto a casa, ma il mio socio di allora spinse per avere una sede di rappresentanza, che nel nostro caso era un buco inguardabile in una zona della provincia di Napoli orribile. All’epoca ritenemmo che l’ufficio fosse indispensabile per accogliere i clienti e gestire il lavoro di eventuali collaboratori, ma in realtà all’epoca facevamo solo “finta” perché eravamo alle prime armi, quindi scimmiottavamo ciò che secondo noi doveva essere una web agency, illudendoci che tanto bastasse. Una volta terminate le mie esperienze societarie mi trasferii fieramente in campagna in mezzo alle capre, dove la mia carriera esplose in positivo anche proprio grazie alle capre.

Altro che sede di rappresentanza. Tiè.

 

L’importanza dei rapporti umani

Chi sostiene l’importanza della sede fisica, lo fa spesso per questioni di rappresentanza. Secondo molti sarebbe certamente più facile chiudere un accordo commerciale guardando direttamente negli occhi il proprio interlocutore. Secondo me non è più così a meno che non parliamo di Milano e pochi altri centri dove interessi e soldi girano in modo diverso rispetto al resto d’Italia. Nel 2007 il web non era ancora così permeante rispetto ai rapporti sociali e fidarsi di qualcuno conosciuto in rete era ancora più difficile di oggi, quindi la sede di rappresentanza aiutava ancora tanto, ma oggi almeno per la mia esperienza non ce n’è quasi mai più bisogno.

 

Perché non serve più avere una sede?

Chiaro che se hai una società, una sede fisica per lo meno la devi dichiarare, ma al di là degli adempimenti di legge, l’aspetto del rapporto umano oggi viene spesso trasceso dalle logiche di convivenza piena introdotte e sviluppate nel dominio digitale. L’essere presenti e attivi (e reiterati serialmente) attraverso un blogging serrato, intellettualmente onesto e attento alla condivisione, produce nel tempo lo stesso effetto di fiducia che a livello percettivo può nascere da un incontro faccia a faccia. Attenzione, non è sempre stato così, è un effetto dei social che sto riscontrando negli ultimi anni e non solo rispetto a quello che capita a me, ma in molti altri casi relativi a colleghi.

 

Conclusioni

Il vantaggio è indubbio, perché la neo fiducia “digitale” travalica i confini locali, esponendoti ad un audience potenzialmente globale, ma solo a patto di abbandonare le logiche secondo cui un incontro di persona ha più valore di uno solo virtuale. Anzi, sai cosa ti dico? L’incontro di persona talvolta è una scorciatoia che i venditori vecchio stile adottano per evitare di investire anni a costruirsi una credibilità sul web. E se pensi sia troppo caustico, ricordati sempre che l’orto più grande, quello più impegnativo non è quello fuori, in campagna, ma quello che ti porti dentro, quello che nessuno vede mai.

È da come curi quello che si capisce come sei Fatto e se ci si può fidare di te.

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