Ecco perché dovresti ragionare come un Videoreporter

Alessio Viscardi

Alessio Viscardi

Un videoreporter è un giornalista che sviluppa servizi giornalistici attraverso il canale video. Può operare in diretta mediante tecnologia streaming.

Alessio Viscardi è giornalista videoreporter per Fanpage.it. Ha esplorato per anni le tecnologie di ripresa e streaming in diretta, applicandole al giornalismo partecipato e al reportage.

 

Ciao Alessio, è un po’ che non ci vediamo. Quali sono i tuoi focus attuali?

Ciao Francesco, come al solito il lavoro a Fanpage è frenetico. Al momento mi sto occupando di alcuni format di inchiesta che usciranno a breve e che sicuramente faranno parlare molto. Poi, come al solito, seguo la cronaca cittadina a Napoli e cerco storie interessanti da raccontare.

 

Mi ricordo quando facevi le dirette con lo smartphone (nel 2008). Cosa è cambiato da allora?

Il mondo, la tecnologia e, soprattutto, la mentalità delle persone. Nel 2008 eravamo “precursori”, cercavamo di portare l’informazione in tempo reale sul web quando ancora Facebook non era Facebook e i giornali pubblicavano le notizie online il giorno dopo per non danneggiare l’edizione cartacea. Oggi le dirette si fanno sui social network, le immagini viaggiano più veloci delle parole, forse troppo – tanto che è necessario filtrarle e verificarle molto più di prima.

 

È più pericoloso fare video giornalismo su Napoli o gestire i commenti dei troll su Facebook?

Qualcuno una volta mi ha detto “a Napoli fai più scalpore se vai in giro con una telecamera piuttosto che con una pistola” e in effetti è paradossalmente vero. Mi sono trovato in un paio di situazioni spiacevoli, ma credo che quando si cerca di fare le cose bene capiti anche in altre città di doversi confrontare con persone che vogliono solo romperti l’attrezzatura. Sui social il problema vero non sono gli utenti, che ovviamente possono avere le loro opinioni e spesso le espongono nei commenti (quelle vanno sempre rispettate anche se un po’ trollesche), il vero guaio sono i fake professionisti che compaiono durante le campagne elettorali e sono pagati per screditarti. Per fortuna, quando perdono le elezioni e finisce il loro contratto a progetto scompaiono.

 

Cosa vogliono vedere le genti sul web? Dico sl serio, dov’è che cade l’attenzione?

Due cose: l’attualità e le storie. Ovviamente, l’informazione deve essere in tempo reale e le persone vogliono vedere e sapere quello che sta accadendo adesso. Quando si riesce a cogliere il segno su una tematica di attualità ci sarà sempre qualcuno connesso e disposto a spendere del tempo per ascoltare quello che hai da dire. Viceversa, le storie importanti che parlano di realtà profonde e condivise (mancanza di lavoro, ingiustizie sociali, speranze e sogni) sono sempre seguite con attenzione perché raccontano di sentimenti universali che le persone condividono sempre volentieri sul web.

 

Rischi e gratificazioni del tuo lavoro?

Il rischio principale è il pessimismo, spesso ci si trova davanti a drammi tali e con una frequenza così grande che per sopportare la pressione si diventa cinici. E, quindi, anche pessimisti vedendo quanto dolore possa esserci nel mondo. Fortunatamente, capita anche di raccontare storie belle che tirano su il morale e ridonano un briciolo di speranza.

 

Insomma, lo consiglieresti? Ne vale la pena?

Non è un lavoro, è quasi una vocazione. Se si vuole essere lì dove le cose accadono, vedere e capire, “esserci” in prima fila, allora è il lavoro più bello del mondo. Ti permette di prendere parte a più cose di quante capitino a tutti gli altri. Ma, proprio per questo, non ci sono orari né certezze, quindi non è un lavoro adatto a tutti.

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