Come si fa a vivere come Robin Good?

Robin Good wmf2016

Robin Good wmf2016

 

Li chiamano nomadi digitali: scelgono l’esilio volontario o sono realmente liberi dai vincoli dell’italica staticità metropolitana? Proviamo a entrare dentro una scelta facilissima per alcuni, impossibile per altri.

Prendo e parto. Vado a vivere in un isolotto delle Azorre e statemi bene tutti. Robin non è l’unico ad aver fatto una scelta di vita simile, in realtà ce ne sono tanti come lui (cioè, proprio come lui no) che a un certo punto salutano gli amici, ringraziano mamma e papà e se ne vanno. 

Robin l’ho rivisto la settimana scorsa a Cagliari durante una conferenza, il WMF2016 organizzato da Roberto Serra. Il solito folletto dallo sguardo acceso, amico di tutti, incavolato nero con chi sciorina “pipponi” tecnici su SEO e SEM, perché distolgono l’attenzione da ciò che conta: selezionare contenuti in un ambito preciso, in modo che siano facili da fruire solo per un pubblico segmentato. Certo, se i contenuti che selezioni sono strutturati senza cognizione di causa il sito web non va da nessuna parte, ma non conta questo, quanto la capacità di Robin di portarti via, di farti tornare a casa con la voglia di sviluppare un progetto tuo e migliorare la vita di altre persone, oltre che la tua.

 

Le scelte di vita

Quali che siano i motivi per cui una persona sceglie di separarsi dal proprio Paese d’origine, per quelli che rimangono nasceranno domande, ci si interrogherà sui come e sui perché di tali scelte. Perfino io che sono il giardiniere, quindi l’essere “stanziale” per antonomasia, ho pensato di mollare tutto e fare come Dario Vignali, che gira il mondo progettando info prodotti e registrando video fantastici, appena un po’ auto celebrativi, certamente di ispirazione.

Ma poi chi la sente mia suocera?

Ok non ridere, sul serio. L’obiezione più ferma che sento da tutti ogni volta che parlo dell’ipotesi “arrivederci ciao” è che nel frattempo hai costruito legami famigliari dai quali non è facile separarsi. Come dire che non puoi andare molto lontano se hai bambini piccoli da accudire, a meno che tu non voglia essere un genitore assente. Questa mi sembra l’unica vera scusa valida, poi sento di ventenni che non seguono il proprio “richiamo di libertà” perché sono fidanzati da 6 mesi e non vogliono perdere l’amore della vita, oppure impiegati stanchi, annoiati (e noiosi), che ti raccontano di voler cambiare gioco, ma come rinunciare al “posto fisso” così faticosamente ottenuto?

Queste persone non vogliono cambiare vita. Le cose gli stanno bene così come sono, semplicemente si trovano a fantasticare su come sarebbe. Anch’io l’ho fatto cento volte, ma non significa che sono pronto a fare un salto di questo tipo. Si tratta di guardarsi dentro e rendersi conto di cosa si vuole. Ché non c’è niente di male a starsene a casa, basta che stai bene.

 

I nomadi digitali

Tre mesi fa fui invitato da Jonathan Pochini a partecipare ad un hangout per il gruppo dei Nomadi Digitali. I “nomadi” sono persone che sfruttano la dimensione lavorativa digitale per spostarsi continuamente o comunque per vivere “altrove”. Sono operatori web in movimento, persone forse più libere (o forse no), sicuramente interessanti da conoscere, perché realizzano nei fatti ciò che tutti noi immaginiamo e viviamo come possibilità.

In quell’occasione ero li nel mio studio (a casa mia) a parlare di SEO con chi era collegato dalle Canarie, con chi era in metro a Shangai e con chi aveva fatto la foto al mio libro davanti alla casa di Bilbo Beggins (quella vera) in Nuova Zelanda. 

 

Conclusioni

Non è peggiore e non è migliore chi sceglie di andar via e vivere con ritmi diversi, facendo cose diverse, anche mettendosi in gioco. Non vinci niente dimostrando che le “radici” esistono solo nella nostra percezione. Altra cosa è l’essere infelici e non far nulla per cambiare le cose. In fondo è di questo che si parla. Se stai bene seduto dietro la tua attuale scrivania, non è che devi mollare tutto per fare come “Robin Good”. Robin avrà sicuramente avuto i suoi motivi, ma non è detto che per essere felice tu debba andartene sull’isolotto sperduto nel Pacifico. Per essere felice non serve (non basta) fare qualcosa che ti rende felice, perché la felicità è una scelta.

Per essere felice devi “essere” felice. Puoi farlo anche dove ti trovi adesso.

Costa anche meno. 🙂

2 Commenti

  1. Giuseppe 05/07/2016
  2. delizard 05/07/2016

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