Come curare un blog di recensioni

I blog che propongono recensioni si occupano di fornire consigli per l’acquisto di prodotti e/o servizi in modo più o meno diretto. Le recensioni servono a orientare e muovere decisioni d’acquisto. Oggi parliamo della migliore strategia di posizionamento per un sito web di questo tipo.

Recensioni con nome e cognome

Recensioni con nome e cognome

In particolare parliamo di recensioni e dei meccanismi più o meno recenti, o quantomeno più recentemente comunicati da Google nel merito dell’assegnazione di valore alle pagine web contenenti recensioni di prodotti. In sostanza la domanda è: quali caratteristiche deve avere la recensione di un prodotto per ottenere un buon posizionamento su Google o più in generale per contribuire al miglioramento del ranking di una pagina web?

Per rispondere a questa domanda e provando ad analizzare le tipologie di siti web che ospitano recensioni, incontreremo pagine davvero molto diverse tra loro, che vale la pena commentare insieme.

 

Network di siti web

Mettiamola così, ti si è appena rotto il taglia capelli elettrico e stai cercando una valida alternativa al cinese sotto casa, allora apri Amazon è improvvisamente ti ritrovi davanti 50 taglia capelli, tutti validi, tutti più o meno allineati per costo e prestazioni. Un maledetto incubo. Come fare? Sono forse gli stessi cinesi a metterne in commercio su internet così tanti solo per costringerci ad acquistarlo all’emporio? E perché? Quale che sia il motivo, sta di fatto che la proliferazione indiscriminata di taglia capelli elettrici è ormai un problema sociale, dunque chi si occupa di proporre recensioni di questi apparecchi infernali offre un servizio alla collettività, certo a patto di non mettere insieme un network di 50 (o 500) siti web, ciascuno verticale su di un prodotto in particolare.

Più volte mi è capitato di incrociare questi network in cui i siti web sono tutti uguali. Tra tutti, quello dedicato al taglia capelli elettrico proporrà un menu principale sviluppato per verticalizzare su pagine ottimizzate a livello superficiale sulle chiavi correlate e su quelle a corrispondenza di frase con i volumi di ricerca più alti. Ho visto giochi di pertinenza e rilevanza da manuale SEO su progetti iperverticali, curatissimi per architettura, link interni e numero di parole. Ma un’ottima SEO deve essere messa al servizio del valore, non del traffico indiscriminato. Se questi siti web non fanno altro che proporre la stessa sconfinata pletora di marchingegni tecnologici con l’unico plus di una struttura dedicata verticale e una buona ottimizzazione di superficie, in che modo mi aiuteranno a capire cosa è meglio per me? Cosa me ne frega di leggere lo spiegone sul taglia capelli se nella pagina successiva ce n’è un altro su un modello diverso? Dovresti aiutarmi a scegliere, non complicare le cose ancora di più.

 

Progetti “personali”

Ho visto altresì progetti web meno legati al posizionamento nei motori di ricerca e più alla comunicazione a partire da un volto con dietro (incredibilmente) un nome e un cognome. A differenza delle situazioni di network descritte sopra e che mettono al centro la struttura verticale, qui al centro c’è una persona che parla di prodotti che ha provato. E fa un differenza enorme. Occhio, perché sembrerebbe più semplice tenere al centro la “persona” che parla di cose utili, ma nei fatti ci si concentra molto più spesso sul sito web e sulla SEO a prescindere da tutto, perché in un certo senso è più comodo.

Ma come più comodo? Non dovrebbe essere più facile mettere un volto a dare consigli, piuttosto che sforzarsi di mettere in pratica tutte le logiche sistemistiche (perché sì, devono essere veloci da fare schifo) SEO – informatiche e keyword research – e di ricerca trend per tenere sotto controllo cosa funziona e cosa no?

No, non è più facile, perché qualunque fesso può mettersi a studiare i tecnicismi o pagare chi sappia praticarli, mentre la capacità di mettere la faccia in un progetto di comunicazione non appannaggio di tutti. E per altro metterci la faccia non esclude per niente gli aspetti tecnici di cui sopra, anzi è il plus che fa la differenza.

 

Le recensioni branded

Un’ipotesi su cui lavoro da tempo riguarda il vecchio principio di Author rank di cui Google ragionava già parecchi anni fa. Tradotto in metriche, se Google dovesse accorgersi che un’entità Nome e Cognome diventa interessante per gli utenti rispetto a un certo prodotto, allora i contenuti prodotti a firma Nome Cognome risulterebbero più meritevoli di attenzione rispetto a quelli anonimi, generati al solo scopo di piazzarci un link di affiliazione. Laddove dunque esista un volume di ricerca crescente per la co-occorrenza Nome CognomeNome Prodotto, si innescherebbe un meccanismo tale da facilitare il posizionamento del sito web di Nome Cognome per la sola keyword Nome Prodotto. Verificare questa ipotesi significherebbe dimostrare l’esistenza del famigerato author rank, uno degli obiettivi più ambiziosi di Google.

 

Una mossa furba

Nel manuale di Seo Gardening elaboro varie strategie per fare leva su quest’ipotesi pur non essendo un Nome Cognome di cui Google si fida già. Ora fondamentalmente il fatto di non esserlo, non ci impedisce di entrare relazione con:

  • Nome Cognome 1
  • Nome Cognome 2
  • Nome Cognome 3

Tutti rilevanti per un certo argomento. Se il mio sito web ospitasse la recensione di uno stesso prodotto/servizio testato da questi tre signori (menzionati e con link ai rispettivi siti web), avremmo potenzialmente una pagina web ancora più rilevante delle tre presenti sui rispettivi siti web. Questo genere di menzioni possono fare la differenza perché intanto la fanno sul valore… ma certo, se sei abituato a monetizzare posizionando “miglior cestino sotto lavello 2021”, forse queste pratiche non fanno per te.

A buon intenditor…

 

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