Come diventare fashion travel food social porn…(etc) blogger

Le guide, i tutorial. Viviamo un web Fatto di cartone patinato, brillante come le aspettative che genera, vacuo per alcuni, El Dorado per i fortunati che riescono a cavalcarlo più o meno consapevolmente.

come diventare te stesso

come diventare te stesso

 

Vediamo altri “Farcela” e ci ritroviamo a progettare futuri possibili tra successi e popolarità che escono direttamente dallo schermo del Mac. Soldi e vita sociale offline, cene tra influencer, ospitate in hotel di lusso e allegrezza a più non posso. Ma pensaci un momento, non somiglia più a vincere una lotteria che a intraprendere un cammino professionale?

 

Come si diventa quello che si desidera?

Taglio subito corto. Non si diventa quello che si vuole, si diventa quello che si È. I libri e i tutorial su come diventare travel / fashion / influencer (etc etc) non contengono formule magiche, i corsi nemmeno e i tutorial che trovi sul web neppure. Chi è riuscito a trasformare la propria vita affermandosi come blogger professionista in un settore particolare era già in potenza ciò che è diventato, solo che magari all’inizio non lo sapeva. È del tutto naturale voler spiegare a posteriori come raggiungere certi risultati e non credo ci sia cattiva fede nel vendere ad esempio un corso per mettere chiunque in condizione di avere successo con i propri canali di comunicazione sul web. A fare la differenza ci sono le doti personali, le attitudini, le conoscenze tecniche (in minor parte) e le caratteristiche proprie di ciascuno.

Insomma, il senso è che due persone possono studiare le stesse cose, seguire gli stessi corsi, leggere gli stessi libri, trovare gli stessi tutorial su Google, ma avere performance completamente diverse. Cosa fa la differenza? Probabilmente le soft skills, vale a dire tutte le caratteristiche individuali non tecniche. Non conta tanto quello che sai fare, quanto come sei fatto, che persona sei, quanto sei disposto a metterti in gioco, come e perché.

 

Scrivere, fare video, podcast. Va bene per tutti?

No che non va bene. là fuori è pieno di esperti di personal branding che ti raccomandano di fare certe cose perché funzionano. Provare va certamente bene, ma se fossimo tutti portati per fare qualunque cosa, semplicemente non esisterebbero differenze tra persone prima e professionisti poi. Immagino questo ingegnere informatico ultra cinquantenne, vagamente sovrappeso, timidissimo e iper impacciato. Lo vedo passare momenti terribili facendo training autogeno per autoconvincersi che deve diventare il nuovo Marco Montemagno e fare un video al giorno. Succede perché gli risuona nella testa quest’idea che dobbiamo uscire dalla zona di comfort, ma un conto è smussare spigoli, altra cosa è far entrare un elefante nella vasca da bagno.

Se sei tipo da video te ne accorgi in poco tempo, così come se sei portato per condividere contenuti testuali o di altra natura. Puoi anche scoprire che ti viene naturale fare networking puro interagendo sui social network. È l’idea di dover fare tutte queste cose insieme ad essere frustrante e svilente dell’individualità. Non ci sono zone di comfort da cui uscire, ma caratteristiche personali da riconoscere e sviluppare. Queste caratteristiche sono uniche per ciascuno di noi. Se riesci a farle convergere in modo virtuoso nella comunicazione del tuo progetto business è una gran cosa, altrimenti potresti ritrovarti a fare tentativi a vuoto, pur certo di aver seguito tutti i punti del “corso”.

 

Come leggere guide e tutorial?

Rapportandoli a come sei Fatto. Un blogger professionista può raccontarti per filo e per segno il modo in cui è riuscito ad affermarsi sul web, ma di tale esperienza non puoi e non devi prendere tutto. Il mio suggerimento è studiare le storie di successo per trovare eventuali punti di vicinanza e sintonia con il tuo carattere. È quando arrivi a pensare “così posso farlo anch’io” che quel racconto comincia ad esserti utile davvero.

La chiave di lettura diventa dunque la vicinanza attitudinale. Si tratta di riscoprire te stesso (o parti di te) nelle esperienze altrui. In questo passaggio un nodo focale è proprio conoscersi, ascoltarsi.

E quando si intravedono i contorni, Fare.

 

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