Come studiare (e influenzare) il CTR su Google

Il CTR nelle pagine di risposta di Google è il rapporto tra il numero di persone che visualizzano un certo risultato tra quelli proposti in serp e il numero di click che arrivano sullo stesso risultato. Se ad esempio un risultato viene visualizzato 100 volte e cliccato 10, avremo un CTR in serp del 10%.

Google CTR

Google CTR

In questo articolo proverò a suggerirti un modo per studiare le pagine del tuo sito web rispetto al CTR su Google. L’obiettivo è fornirti una serie di procedure per capire quali pagine vanno migliorate e in che modo. Soprattutto vedremo insieme quali sono i fattori che incidono sul CTR.

 

Screaming Frog + Search Console

Per studiare i CTR puoi seguire diverse procedure, ma quella che mi risulta più comoda è adoperare in modo combinato Screaming Frog e la Search Console di Google. Il primo è un potente bot stand alone che riesce a sondare tutti i percorsi interni del tuo sito web, il secondo è la suite di tools che Google ci rende disponibili per verificare e orientare le performance, la copertura indice e il rendimento dei siti web che controlliamo.

Il passaggio per usarle i due software insieme prevede che apri Screaming Frog e lo “agganci” al tuo account Search Console. Per farlo devi cliccare sul menu Configuration, poi, su API Access e poi su Search Console. Si aprirà una finestra di dialogo che ti chiederà di autorizzare Screaming Frog a “vedere” i dati della Search Console. Dopo aver dato il consenso sarai pronto a lanciare la scansione sulla proprietà selezionata. A quel punto tra tutte le colonne con i dati restituiti da Screaming Frog, ne vedrai 4 in più:

  • Impressions
  • Clicks
  • CTR
  • Position

Per ciascun percorso facente riferimento ad output html, vedrai i dati corrispondenti presi direttamente dalla Search Console. Ora, gli stessi dati sono consultabili direttamente da lì, ma per me è estremamente più comodo averli integrati su Screaming Frog, soprattutto perché sono ordinabili. Il passaggio successivo è appunto ordinare le pagine raggiungibili del sito web per CTR decrescente, dal più alto al più basso. Fatto questo lavoro in genere esporto tutto in excel e a partire da lì vado a definire una soglia di intervento che dipenderà di volta in volta dal tipo di progetto, dal traffico in termini assoluti e dai CTR presi complessivamente. In genere stabilisco che la soglia di intervento per migliorare i contenuti è tra il 4 e il 6%, dunque CTR non troppo bassi, né troppo alti che indicano già un certo interesse. Ora questo interesse devi farlo crescere!

 

Come far crescere il CTR

Non tanto i click dunque, ma il CTR può essere una buona misura del margine di miglioramento delle singole pagine e più in generale del sito web. Il CTR tende a crescere se:

  • Il posizionamento migliora
  • Il risultato di ricerca attira più click
  • La serp contiene meno integrazioni di tipo Universal Search

Su quest’ultimo aspetto non abbiamo tanto potere di intervento, perché è chiaro che quando una serp apre 7 annunci pubblicitari, oppure (o anche) mappe, shopping, immagini e video, per vedere il primo risultato organico devi scrollare. E se devi scrollare per vedere il primo risultato, va da sé che per strappare un CTR decente ci sarà da faticare. Ecco, in caso le serp siano molto “presenziate” da Google stesso, sarà quasi sempre meglio evitare di farsi troppe domande, mentre sarà più opportuno ragionare sui primi due punti – posizionamento e aspetto del risultato in serp – quando la serp è pulita, vale a dire quando mostra solo (o quasi solo) risultati organici.

 

Migliorare il posizionamento

Per migliorare il posizionamento puoi provare ad agire sul testo e sui link interni, ma ti prego, non sottovalutare le performance in apertura e la pulizia del codice sorgente e cerca per quanto possibile di fornire i rimandi giusti, offrendo solo i link interni su cui i tuoi utenti possono avere interesse a fare click. Magari aumenta il numero di link interni verso le pagine che hai interesse a posizionare.

 

Come attirare più click in serp

In genere un risultato meglio posizionato tende a ricevere più click, ma questo non è sempre vero, infatti se un altro risultato, pur avendo un posizionamento peggiore, offre uno snippet più “attraente”, potrà avere un rendimento migliore. Lo snippet è complessivamente il risultato visibile dagli utenti nelle pagine di risposta di Google. Può a sua volta essere scisso in:

  • Snippet del titolo
  • Snippet della descrizione
  • Snippet URL
  • Snippet di integrazione ulteriori

Tutti questi elementi, presi singolarmente, possono essere riscritti da Google e non rispettare il “dato” inserito in pagina dal web master. Questa cosa è sempre successa, ma ultimamente Google sta conducendo un test più ampio per quanto riguarda la riscrittura dei titoli. In base a questo nuovo aggiornamento, Google può compilare lo snippet del titolo con l’H1, con termini presi dall’URL, con altre intestazioni interne prese dai titoli di paragrafo, eccetera.

In questo modo si cerca di offrire una palette di significati più ampia agli utenti che fanno ricerche e non già risultati con titoli sempre uguali, scritti da SEO “senza scrupoli”.

Certo, un bel passo in avanti rispetto alla storia dell’Autorship (fino al 2014), che invece prevedeva l’arricchimento del risultato in serp con la foto profilo di Google+ (r.i.p.), che funzionava malissimo, perché gli utenti tendevano a cliccare sui risultati che mostravano un’authorsip più gradevole, indipendentemente dalla qualità del contenuto. Disastro!

Stavolta invece sembrano averla azzeccata, perché lavorando alla riscrittura dei titoli, si agisce sul principale elemento di scelta, che in questo caso rimane nel merito del contenuto che si deve scegliere di aprire o NON aprire.

 

Conclusioni (cosa devo fare?)

Devi cogliere quest’opportunità facendo principalmente queste due cose:

  1. Se studiando il tuo sito web, ti accorgi che Google ti ha cambiato uno o più titoli, guarda anche gli altri risultati nelle serp di riferimento e guarda i tuoi contenuti. Cerca di capire perché i tuoi snippet titolo sono stati modificati ed eventualmente aggiusta le pagine corrispondenti dando più risalto a certi argomenti “differenzianti” per i quali  potresti fare la differenza rispetto ai risultati dei concorrenti. Se la partita della visibilità si gioca sui topic trattati, qui Google ci sta offrendo una chiave di lettura per migliorare. Ed è bella grossa.
  2. Quando scrivi un contenuto nuovo, cerca di metterti nei panni di Google e scrivi direttamente il titolo così come Google te lo potrebbe cambiare. Significa che devi provare a dare in partenza un connotato al tuo articolo (e al titolo), senza puntare unicamente e genericamente a sviluppare la chiave centrale.

È un invito a smettere di limitarti a scopiazzare cose già scritte da altri e agire sul bilanciamento dando più spazio a certi topic rispetto ad altri. La rilevanza è nel giusto equilibrio tra conformità e innovazione.

Pensaci su.

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