Dalle soft alle SMART skills

Le soft skills sono le capacità empatiche e le attitudini peculiari che a parità di competenze “hard” rendono una persona più o meno adatta di un’altra a svolgere una certa mansione in azienda o come lavoratore indipendente. Quali sono queste skills e come si trasformano nell’epoca dello smart working e delle offerte di lavoro sempre più spesso orientate al full remote?

smart skills

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Se hai mai compilato un curriculum, ricorderai di certo che verso la fine si scrivevano sempre cose come “predisposizione al lavoro in team” o altre formule simili che scritte su quel foglio di carta volevano dire tutto e niente, più spesso niente. Come se dietro ti avessero messo una presa di tipo “team” che ti rendeva compatibile con chiunque altro si fosse mai trovato ad avere a che fare con te, indipendentemente dalle condizioni lavorative o da qualunque altra variabile.

Poi finiva che ti ritrovavi davanti all’esaminatore e venivi scartato semplicemente perché somigliavi a quel bullo che gli aveva rubato la ragazza al liceo. Ma se un esperto di risorse umane può cadere in questo genere di bias cognitivi, allora probabilmente non possiamo dire cosa e quali siano le smart skills a monte del processo che porterà allo sviluppo di un business, ma solo a valle.

Cos’altro deve saper fare un professionista in remote working, rispetto a ciò che “deve” saper fare?

Allora, io c’ho pensato tanto e sono giunto a una serie di conclusioni che oggi vi propongo, ma che mi farebbe davvero piacere discutere nel corso di una live con altri professionisti del digital che operano in modalità diverse dalla mia, magari moderati proprio da un grosso esperto di risorse umane. Queste prime idee valgono tanto quanto per il lavoratore dipendente, quanto per l’indipendente.

 

Mitigazione

Non devi andare per forza d’accordo con tutti, ma ciò non significa che tu debba farci la guerra. Insomma, di te si deve dire che sei una persona con cui è sempre possibile discutere di tutto, perché sei mite e moderato. Non emetti giudizi in modo gratuito sugli altri, ma lo fai solo quando ci sono malaffari conclamati… e comunque non ci vai mai giù pesante.

Ammirazione

Fai sempre il nome dei colleghi (anche dei competitors) che meritano di essere menzionati per il valore che aggiungono al loro lavoro. Essere sinceramente felici del buon lavoro altrui ti rende propositivo e migliora davvero anche la tua produttività, non solo l’idea che gli altri si fanno di te. Come se non bastasse, quando fai buoni endorsement puoi accrescere la tua rete di relazioni e sbloccare risorse che ti torneranno sicuramente utili presto o tardi.

Disponibilità

Devi essere il tipo di persona che vorresti trovare dall’altra parte. Un professionista trasparente, impegnato, ma non troppo da non riuscire a rispondere entro le 24 ore. Ma essere disponibili non basta, perché devi “renderti” disponibile e proporti per attività extra su cui non ci si era accordati, ma che ti restituiscono i connotati di una persona attenta, che tratta davvero un progetto come se fosse roba sua. I miei clienti non “vanno” bene, ma “Andiamo” bene!

Costanza e collaborazione

Un bravo professionista è sempre sul pezzo. Quando ti occupi davvero di un progetto investendoci mesi e anni, puoi certamente commettere, ma a quel punto non avrai problemi ad ammetterlo, perché un conto sono gli errori di chi non fa, mentre altra cosa sono quelli di chi opera. È in questa fase che torna utile la formula magica “predisposizione al lavoro in team”, che significa la capacità di non andare avanti da soli senza guardare in faccia a nessuno, ma sviluppare un progetto in integrazione con le altre figure che ci lavorano. Su questo punto purtroppo devo glissare, perché sul concetto di “integrazione” nelle organizzazioni aziendali c’è una letteratura sconfinata ad opera degli psicologi del lavoro, quindi dico solo che è una capacità centrale.

Sapersi raccontare

Lascio per ultimo questo super potere, che curiosamente non serve solo ai freelance, ma anche ai lavoratori dipendenti. Quando hai già tutti i “doni” di cui ho scritto fin qui, a fare la differenza – soprattutto da remoto – è la tua capacità di intervenire sui processi aggiornando di volta in volta una narrazione di ciò che accade, coerente con il quadro più ampio all’interno del quale si condividono obiettivi e desideri. Si tratta di trovare le parole giuste per descrivere successi e insuccessi, senza esagerare nell’uno o nell’altro caso, mantenendo trasparenza e obiettività, secondo misura.

Imparare ad imparare

Sarebbe appannaggio del genere umano, ma su questo fronte si procede spesso con ritmi diversi. Per alcuni la velocità con cui si impara una cosa nuova è la cifra dell’intelligenza, ma prima di essere d’accordo o meno con quest’affermazione, dobbiamo chiederci quale sia la cosa da imparare, perché un conto è mantenersi aggiornati sul funzionamento di Google Analytics, cosa diversa è capire come aggiustare il tono dei post su facebook per avere un carattere più umano. Da un lato dunque c’è l’intelligenza razionale, spesso legata alle hard skills, da un altro quella emotiva, più apparentemente soft, ma solo fino a un certo punto.

Questi sono i primi appunti che mi vengono in mente. Se ho lasciato fuori qualcosa scrivimelo pure qui sotto in un commento, così metto da parte per quando faremo la LIVE su questo tema.

 

 

 

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