Differenza tra avere una partita iva ed essere un professionista

Una delle più grandi sorprese nell’essere riconosciuti come professionisti di valore in un contesto pur piccolo del digital come quello del posizionamento nei motori di ricerca, è vedere magicamente tornare in sé alcune persone già cadute vittima di uno strano meccanismo di autoreferenzialità che somiglia ad un incantesimo oscuro lanciato durante un gioco di ruolo.

Cosa non è un professionista

Cosa non è un professionista

 

È successo la settimana scorsa. La mia pozione ammazza draghi è stata un post su facebook in cui ho espresso il seguente sfogo:

«Allora, uno sfogo rivolto a ignoti. Ti prego concedimelo. Se ti contatto per una cosa importante e mi dai disponibilità, dopodiché mi fai aspettare un mese per una email di risposta, non mi venire a dire che è a causa dei troppi impegni o del coronavirus. Ci sono “professionisti” acclamati, che nei fatti si rivelano persone poco serie. E più passa il tempo, più ne trovo… e capisco come parlarne quando mi chiedono un parere».

Nel giro di un’ora il cielo si è aperto e sono cominciati a precipitare angeli direttamente dal paradiso. In realtà il post mi era venuto così a causa di 6 professionisti che sto cercando di coinvolgere come relatori per un evento internazionale che si terrà alla fine del 2020 (se Dio vuole). Non era dunque rivolto ad un solo collega, ma a 6 “mammasantissima”, che in alcuni casi mi avevano dato la loro disponibilità da oltre un mese, salvo poi sparire senza più rispondere ai miei messaggi. E non chiedermi di chi parlo, perché stavolta più che mai si dice il peccato e non il peccatore.

Quel che è successo dopo è stato sconcertante. Uno dopo l’altro mi hanno risposto 3 dei 6 dominatori dell’universo imboscati e come se già questo risultato straordinario fosse poco, almeno una decina di altri colleghi mi hanno aperto le chat di facebook e skype per chiedermi di perdonarli di esistere. Persone che con me si sono sempre comportate correttamente!

 

Solo perché hai la partita iva

Non me ne sono reso conto, ma credo di aver lanciato uno spauracchio abbastanza potente. Tornando ai 6 figuri di cui sopra, se 3 di questi sono caduti dal pero e gli altri 3 ci sono rimasti, devo pensare che chi non mi ha dato segni di vita non abbia letto il mio post, oppure se ne sia infischiato. A fronte di questo, più che i 3 desaparecidos mi preoccupano quelli che mi hanno scritto, perché devono vivere in una specie di torpore che somiglia davvero ad un incantesimo. E secondo me, imbalsamati su cose del genere o si vive pieni di pensieri o nella completa assenza di essi. In ogni caso a queste persone (a tutte) ho da dare una notizia: per me siete professionisti solo perché avete la partita iva.

In effetti a definire il professionista dal punto di vista fiscale è lo strumento della partita iva e non altro. Nel momento in cui ne apri una individuale, per lo stato sei un professionista. Discorso chiuso.

C’è poi una nuvola di significati che affondano nel romanticismo epico del concetto di responsabilità. A definire sul serio un professionista, a connotarlo in quanto tale, differenziandolo da una semplice partita iva, c’è la capacità di assumersi la responsabilità di ciò che mette per iscritto e ancora di più, di ciò che dichiara anche solo a voce. Un professionista serio non è per forza il migliore sul piano tecnico, ma è quello che ha un’etica tale da sconsigliare ad un potenziale cliente i servizi che offre se non li ritiene validi per il caso particolare.

Ancora, un professionista – e qui torniamo al motivo di questo post – non guarda nessuno dall’alto in basso. Un conto è non riuscire a rispondere ai messaggi che arrivano perché sono troppi, mentre cosa diversa è dire che si risponderà o ancora peggio rendersi disponibili e poi sparire arbitrariamente. Ok, ci può anche stare che tutto sommato a un certo punto della carriera un professionista non abbia più voglia di partecipare a certe manifestazioni, ma il peccato mortale è quell’imbarazzo che rende immobili, quell’inerzia nel preservare uno stato (forzatissimo) di equilibrio a tutti i costi. Per tutti questi problemi relazionali – questo sono, problemi – ci si giustifica solitamente tirando in ballo un periodo di lavoro molto intenso o una situazione generale parecchio confusa per via di emergenze pandemiche varie ed eventuali. Ma se in un mese non riesci a trovare il tempo per scrivermi un’email che richiede un minuto a causa del troppo lavoro, forse stai veramente sbagliando qualcosa, ma per fortuna queste sono solo scuse, altrimenti in alcuni casi occorrerebbe l’aiuto di un altro genere di professionista. Uno di quelli laureati in medicina.

 

Cosa È un professionista

Ora, premettendo che non esiste l’obbligo a diventare un punto di riferimento nel tuo settore, dovresti avere la lucidità per capire che certe posizioni comportano onori e oneri. Un professionista degno di questo nome ha la responsabilità precisa di esserci quando serve e di valutare con attenzione tutto ciò che dice o scrive, perché le sue parole sono più “pesanti” rispetto a quelle di chi non è riconosciuto e acclamato in un ambito particolare.

E se vuoi pensare che oggi ho scelto di salire in cattedra senza potermelo permettere, fallo pure. Ma la verità è che tra i “professori” ci sarebbero tante orecchie da tirare e pure qualcuno da mettere dietro la lavagna.

Intanto lo sai che c’è? Emergono nuove leve, molto preparate tecnicamente, con un bell’impatto social e molto presenti alle discussioni online. È giusto dare spazio a queste persone… a maggior ragione visti certo comportamenti della “vecchia guardia”.

 

 

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