La differenza tra un influencer e un venditore di corsi

Un influencer è una persona influente rispetto a uno o più interessi condivisi all’interno di uno o più pubblici di riferimento. Una persona influente contribuisce più di una priva di tale caratteristica, nella costruzione di un ragionamento che porta dapprima a farsi un’opinione e poi ad assumere comportamenti precisi rispetto ad un oggetto di conoscenza. Banalizzando, un’influencer nel campo della comunicazione può portarti a compiere scelte strategiche precise per il tuo business, così come un influencer nel campo della moda può spingerti all’acquisto di un capo d’abbigliamento o di un accessorio particolare.

Poi c’è il corona virus di Wuhan che pure esercita la propria “influenza”, ma solo sulle nostre decisioni di andare o meno al ristorante cinese. Come la SARS, ma più mediatico.

Sai distinguere un influencer da un venditore di corsi?

Sai distinguere un influencer da un venditore di corsi?

 

Ora, tutti quanti sono influencer di almeno una o poche persone nella misura in cui banalmente ci si conosca e si provi intima fiducia. Succede tra amici storici, tra famigliari, tra fidanzati. Anche tu che stai leggendo questo articolo hai certamente contribuito alla formazione delle idee che hanno portato tua madre o tua suocera all’acquisto di un certo tostapane o di una macchina per il caffè. Questo non fa di te un influencer per come se ne parla, altrimenti dovremmo dire di esserlo tutti.

 

Sapere o saper raccontare?

Nel nostro tentativo di comprendere quali siano le caratteristiche dei veri influencer a differenza di chi invece si limita a fare sponsorizzate su facebook senza di fatto incidere minimamente nelle scelte del prossimo, potremmo considerare due variabili:

  • Competenza
  • Comunicazione

La prima caratteristica riguarda la preparazione tecnica, la seconda è strettamente legata alla capacità di comunicare la preparazione tecnica. Sono cose completamente diverse e ti anticipo che per me nessuna delle due produce un influencer, al massimo un venditore di corsi, ma sono cose diverse.

Guarda come te le smonto entrambe in un minuto: La competenza in sé non è sufficiente a definire un influencer, perché la maggior parte delle persone a cui ti rivolgi non hanno la preparazione, né il tempo né la voglia di accertarla. È indubbiamente una condizione necessaria, ma non sufficiente. La comunicazione della competenza in sé non serve ad altro che a vendere corsi (se insisti tanto). Funziona sull’idea che tu stesso o magari altre persone parlino in giro di te o di ciò che fai, in relazione al tuo ambito di interesse. Puoi certamente camparci e anche dignitosamente, ma per me l’influencer vero è un’altra cosa. Parliamo proprio di un modello da seguire, di qualcuno che vorresti “essere”, di qualcuno a cui ti ispiri ogni giorno mentre fai il tuo lavoro.

 

Il potere della narrazione di sé

L’infuencer non si definisce dunque in ciò che sa fare e nemmeno nella comunicazione di ciò che (probabilmente) conosce. La vera forza di un influencer è nella sua storia, in particolare in ciò che ha fatto, non dunque nella comunicazione di ciò che sa fare, ma in quella di ciò che ha vissuto. Nemmeno tanto la comunicazione dei traguardi raggiunti, quanto quella del percorso intrapreso e portato a termine (oppure no) per raggiungere quei traguardi. Se cerchi dunque un influencer vero, puoi trovarlo nel racconto delle sue esperienze di vita intrecciate con quelle professionali, nella narrazione degli eventi che lo hanno portato dov’è.

Quindi essenzialmente esiste una relazione strettissima tra gli influencer e lo storytelling. Ora, quello che la maggior parte dei miei colleghi non capisce è che continuare a sponsorizzare video in cui si rivela il giusto approccio alle cose, magari lanciando strali verso chi lavora male o suggerendo tool utilissimi, non è sufficiente a delineare i contorni di un influencer. Serve piuttosto un periodo di tempo LUNGO in cui lasciar trapelare tutto il resto, cioè le esperienze fondanti della tua personalità, quelle che hanno fatto maturare le tue convinzioni. Devi raccontare le storie personali che hanno prodotto la tua visione del mondo.

È questo il modo di generare simpatia in senso greco, quindi la sympátheia da cui nascono i meccanismi di immedesimazione a partire dai quali le persone arrivano a chiedersi “cosa direbbe LUI in questo caso?” o ancora “come si comporterebbe?”.

 

Se hai una buona storia da raccontare troverai senz’altro qualcuno disposto ad ascoltarla.

Se non ce l’hai puoi provare a costruirla, però non è proprio lo stesso.

 

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