Internal linking ed esperienza utente su pagine web

Oggi parliamo di link interni con una SEO di primo livello, Mariachiara Marsella. In tempi recenti si torna a parlare dell’importanza di costruire i giusti collegamenti interni alle pagine web nel giusto contesto di significazione.

Mariachiara pone l’accento sulle buone pratiche e sull’importanza di vincere la pigrizia che ci impedisce spesso di “vedere” cosa serve fare e cosa no.

 

Ciao Mariachiara, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Attualmente sono particolarmente concentrata sul rapporto, sempre più stretto, tra esperienza utente e SEO e in diversi ambiti, e-commerce ed editoriale. Ad oggi abbiamo l’opportunità di poter lavorare con CMS evoluti e sviluppatori molto in gamba, per cui, gettate le fondamenta più tecniche e di base, non dovremmo avere grossi problemi. Il problema, che però a me piace leggere come “un’opportunità”, è invece dato proprio dall’esperienza utente. Non esiste, in questo caso, una “regola” che vada bene per tutti e sono fermamente convinta che sia strettamente collegata alla SEO, non a caso oramai si parla proprio di Search Experience Optimization. Prendiamo ad esempio la redirezione da http a https, il canonical (quando ben gestito), le direttive al motore di ricerca e via dicendo. Ma per l’esperienza utente, che non è solo quella decifrata dai tool o messa in evidenza dal core web vitals, il discorso è un altro. Per questo mi piacerebbe poter lavorare più spesso con realtà che fanno eye-tracking ad esempio. Una volta portai un intervento al web marketing festival proprio su questo argomento dimostrando come un contextual link inserito in una parte della pagina per fini SEO fosse totalmente non considerato dagli utenti. E anche questi sono segnali importanti che diamo al motore.

 

Cosa sono i link interni e come si distinguono?

Ogni volta che nel tuo sito c’è un link ad una o più pagine del tuo stesso sito, allora quello è un link interno, per cui lo sono tanto quelli di navigazione quanto il breadcrumb, sia i link correlati a fondo pagina che i link ai tag cloud se rimandano a pagine del tuo stesso sito, e via dicendo. Poi i link interni sono definiti contextual quando sono interni al contenuto. In generale è così che vengono classificati anche se non amo particolarmente le classificazioni, onestamente uno può chiamarli come vuole basta dia “loro” il giusto peso 😊

Di recente l’internal linking è tornato alla ribalta e su perché sia accaduto ho una teoria tutta mia che ha a che fare proprio con il termine “contextual”. Di vero c’è che lato SEO non è cambiato nulla in merito a questo argomento. Durante il workshop che ho tenuto per SMXL Milan sul linking interno ho parlato anche di cosa Google dice ufficialmente in merito. E quel che possiamo vedere è che – da sempre – cita il linking interno come fattore “cruciale” per l’indicizzazione.

Forse ce ne siamo un po’ dimenticati nel tempo proprio perché i CMS fanno quasi tutto al posto nostro, ma lasciare gestire totalmente, ad esempio, a un plug-in i contextual link può essere decisamente pericoloso.

 

Quali sono le problematiche frequenti legate all’internal linking?

Nella mia esperienza personale, e almeno fino ad ora (ma questo lavoro è sempre così creativo che vattela a pesca che succederà domani!) posso dire di aver identificato almeno 5 problemi comuni:

  • pagine a una profondità di navigazione abissale;
  • pagine 404;
  • link interni al contenuto testuale gestiti in automatico (quindi anchor sempre tutti uguali);
  • link non canonici;
  • pagine orfane.

Alcuni capitano con una certa frequenza in determinati siti. Per esempio se c’è una redazione e non è stata fatta formazione in questo senso, che ne sanno che è meglio mettere un link interno a una pagina canonica? Mentre le pagine a una profondità di navigazione oltre la 3 capitano ovviamente nei grandi siti tipo e-commerce. Di per sé non è necessariamente un problema, bisogna vedere come viene gestito.

 

Come disporre i link interni ad un network di siti web?

Diamo per scontato che tutti i siti del network godano di una buona “fama” o quantomeno non godano di cattiva fama. Il criterio è quella della contestualizzazione e più si crea un sistema di internal linking accurato/correlato e più c’è possibilità di aiutare (e non poco) il ranking.

Questo non significa che tutti devono linkare tutti ma che, invece, il criterio principale dovrebbe essere la correlazione semantica.

 

Come disporre i link interni tra un dominio principale ed un terzo livello?

Il terzo livello “appartiene” al dominio principale e Google lo sa e se per qualche motivo non dovesse saperlo, cercherà di capirlo. Se gli rendiamo la vita più facile ce ne sarà sicuramente grato, e anche gli utenti.

Di per sé poi, dovremmo trattare il dominio di terzo livello come un sito a parte, non che lo faccia Google, ma noi dovremmo considerarlo in questo modo e quindi creare un’architettura informativa unica, distinguere tra categorie del dominio principale e categorie del terzo livello, non usare gli stessi tag cloud, ad esempio.

Considerare poi che il canonical non è una direttiva per cui Google se ne potrebbe altamente infischiare (e lo fa se i segnali degli utenti sono contraddittori). Dico questo perché il più delle volte accade che i terzi livelli (soprattutto se gestiti da persone non addette ai lavori ma che conoscono molto bene la materia di cui parlano) mettano link interni al testo a pagine non canoniche del sito “madre”.

E poi comunque, tutto risulterà davvero molto più semplice se avremo (come dovremmo) stabilito prima gli obiettivi e in base a quelli strutturare anche i link interni e produrre adeguata documentazione da condividere con chi non ha l’obbligo di conoscere la SEO (che tanto poi, ma chi la conosce davvero? )

 

Come disporre i link interni tra un sito e-commerce ed un blog in sottocartella?

Consideriamo che uno dei tanti obiettivi del blog di un e-commerce è portare in superficie pagine del sito generalmente collocate a un livello di navigazione profonda. Ecco, la prima cosa da capire è che se automatizziamo completamente questa cosa (magari con dei plug-in gestiti male che immettono link interni al testo come se piovesse) il risultato non sarà dei migliori per una serie di motivi. Intanto perché ci saranno n pagine con anchor sempre uguale e poi perché potrebbero esserci anchor uguali con link diversi.

Così, come generalmente la produzione di contenuti non può essere affidata alla “pancia” del redattore che “oggi che scrivo?”, nemmeno l’inserimento di link interni può esserlo, ed ecco perché serve – sempre e comunque – erogare formazione di qualità ai redattori.

Ricordiamoci inoltre che i tag cloud sono link interni e come tali andrebbero gestiti prima di pubblicare il primo articolo e come tali dovrebbero essere diversi dalle voci di menu (sia del blog sia del sito madre).

Poi potrei scrivere altri 600 caratteri (spazi inclusi) ma credo e spero che “lo user intent” sia stato soddisfatto 😊.

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