Miglior blog post 2021

Quello che stai leggendo è secondo gli esperti il miglior blog post del 2021. Per scrivere il miglior articolo di blog, occorre soddisfare requisiti precisi che ora osserveremo nel dettaglio, in modo tale che l’anno prossimo anche tu potrai concorrere alla pubblicazione del miglior articolo del 2022, indipendentemente dall’argomento.

miglior blog post

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Se anche tu hai trovato (un po’) strana questa introduzione, pensa che là fuori è pieno di blog che pubblicano a raffica articoli sul miglior “qualunque cosa” + “anno corrente” o “mese corrente”. Niente di agghiacciante, se non fosse che si parla di cose che quest’anno o questo mese, sono esattamente identiche a come erano l’anno o il mese scorso. Oggi, per onore della verità e senza cadere nella trappola dell’idealismo, proviamo a capire se questa cosa funziona oppure no.

 

La mia esperienza

Qualche giorno fa, Claudia e io ci siamo accorti che ci hanno RUBATO il bidoncino della spazzatura. Era la classica pattumiera sottolavello, formalmente un secchiello di plastica col coperchio. Tutto qui. Lo abbiamo messo fuori e non l’abbiamo trovato più.
Ora vabbè, al netto dello stupore per il colpo del secolo, roba che manco Lupin ci poteva arrivare a concepire una cosa simile, abbiamo cominciato a cercare su Google una pattumiera nuova.
Cerca cerca, ho trovato un sito che offre consigli su cosa acquistare per la casa. Questo sito aveva una pagina fatta apposta per le pattumiere. Mi ha sorpreso in particolare l’intestazione “Migliori pattumiere 2021“.
Ora, ho capito che di ‘sti tempi corriamo tutti dietro alle novità e agli ultimi modelli, ma scusate, come le facevano le pattumiere nel 2020? E questa nuova che c’ha, il processore Apple Slicon?

Come reagiscono gli addetti ai lavori

Il testo esatto del paragrafo precedente è stato postato nel gruppo dei Fatti di SEO generando l’ilarità generale, ma tra una risata e una battuta a tema, moltissimi hanno commentato «però hai visto che funziona? Ci sei arrivato no? E magari hai anche cliccato sul link di affiliazione, vero?».

No, in effetti non ci ho cliccato sul link di affiliazione, pur riconoscendo che quel sito web fa riferimento ad un progetto realmente valido e davvero molto curato. Non ci ho cliccato perché quell’intestazione in particolare mi è sembrata una (pur piccola) presa in giro. È la SEO a tutti i costi, quella che evidentemente TUTTI gli altri formatori insegnano, ma che io – al netto di alcune furberie in sede didattica – preferisco evitare di trasmettere alle persone.

Come reagiscono gli utenti

Alcuni in altre sedi, hanno commentato che grazie a questo genere di “opzioni” diventa facile popolare le serp con articoli tutti uguali sui quali far cadere accidentalmente il click degli utenti. Ma è un fatto psicologico. Gli utenti sono abituati a cercare la risorsa più fresca indipendentemente dal fatto che ce ne sia bisogno. Chi fa click su questi risultati (me compreso) non cerca l’ultimo modello di pattumiera, ma è semplicemente ipnotizzato dalla rete, dalla sua velocità e dalla percezione fallace che occorre far presto perché ci sono altri e ben più gravi impegni da sostenere. Insomma questi espedienti funzionano perché guardando solo le metriche, Google non sa distinguere una fase di click e consultazione in stato ipnotico, da una in stato di attenzione vigile. E certamente in questo stato tanti faranno click sui link di affiliazione, rendendo anche merito al sito web in termini di transazioni portate a casa.

Conclusioni

Ma questo non è il web dell’attenzione e nemmeno quello della consultazione. È l’internet delle meraviglie, un luogo incantato in cui si favoleggia di pattumiere sotto lavello non già ultramoderne, ma “più” ultramoderne ogni giorno che passa, perché l’innovazione (e la SEO) a tutti i costi è la sola cosa che conta ed è ormai la vera moneta di scambio per la nostra attenzione, anche a patto di scrivere cose inesatte e dunque pericolose su argomenti davvero importanti come la fiscalità, la salute e via dicendo.

Personalmente ho preferito spegnere il computer, uscire di casa e andare dal classico “cinese” che per 6 euro mi ha venduto lo stesso bidoncino proposto a 12 euro su Amazon.

L’ho pagato la metà perché forse era dell’anno prima. Un outlet.

A me dispiace che coi tempi che corrono, Google finisca per togliere visibilità a pagine scritte con competenza da chi si occupa davvero della materia, per favorire siti web dotati di maggior “mordente” in termini di CTR nelle serp di Google. E se dispiace un po’ anche a te, per favore, cerca di non addormentarti davanti alle pagine di risposta di Google. Vai al sodo e soprattutto, non prendertela con chi insegna la SEO secondo coscienza.

Se compri una macchina e metti sotto qualcuno, non puoi prendertela con chi te l’ha venduta, ma solo con te stesso. E sarebbe un bel passaggio di consapevolezza.

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