Non darti titoli, fatteli dare

I titoli servono a descrivere un percorso seguito, a qualificarti rispetto al lavoro che fai e a connotare certe caratteristiche utili ai selezionatori per capire se puoi essere un buon investimento per un’azienda alla ricerca di personale qualificato.

titoli fatteli dare

titoli fatteli dare

 

Detto questo c’è titolo e titolo. Soprattutto, cosa evidentemente difficile da capire, c’è differenza tra comunicare agli altri qual è il tuo mestiere e raccontare in giro quanto sei bravo. Il problema è tutto in questo passaggio. Ma procediamo con ordine.

 

Comunicare il proprio mestiere

Non è solo importante, ma cruciale. Tanto le piccole agenzie, quanto quelle grandi, in questi ultimi anni commettono l’imperdonabile ingenuità di comunicare competenze generalizzate a tutta la comunicazione digital. Così facendo ottengono sostanzialmente due risultati:

  1. Si bruciano la possibilità di costruire partnership da cui ottenere clienti interessanti
  2. Risultano meno rilevanti rispetto ad esigenze specifiche, rispetto ad altri soggetti iper-specializzati

Mi capita di avere a che fare per lavoro con agenzie di piccole dimensioni che dopo quindici anni di attività continuano a rimanere nascoste dietro al velo di anonimato di chi si affaccia sul mercato in stile MrWolf, il personaggio del film Pulp fiction. Buongiorno, sono il signor Wolf, risolvo problemi. Ok, ma quali problemi risolvi, tutti quanti? Solo un player veramente (ma veramente) grosso può permettersi di comunicare così, ma comunque anche a certi livelli si corre il rischio di lasciare aperti interstizi tali da perdere clienti anche importanti, attirati altrove da una comunicazione più specifica.

Se dunque lavori nella comunicazione digital abbi cura di comunicare con meticolosità i tuoi focus lavorativi e se non ne hai, renditi conto di avere un problema in primo luogo di comunicazione, in seconda misura tecnico. Se non hai alcuna specificità da comunicare, probabilmente non sai fare niente.

 

Raccontare in giro quanto sei bravo

Qui scattano i problemi di comunicazione veramente seri. È molto meno grave comunicare di operare sul web a 360 gradi, piuttosto che scrivere in giro che sei “esperto” di email marketing. Una laurea è un titolo, un diploma di scuola superiore è un titolo, una medaglia olimpica è un titolo, avere un’esperienza certificata è un titolo, comunicare di essere esperti è una imperdonabile ostentazione di competenze che senza alcun dubbio non ci sono!

Qualunque esperto vero di comunicazione sa che i riconoscimenti arrivano dall’esterno e non sono “auto imponibili”. Le autocertificazioni possono andar bene quando richiedi uno stato di famiglia al Comune, non quando compili le informazioni del profilo su Linkedin. E perdonami lo sfogo, ma per molti colleghi adesso c’è questo passatempo di trascorrere la pausa pranzo a sfogliare profili su linkedin unicamente per ridere dietro alle cose che la gente scrive.

Il problema è tutto semantico. Mi spiego con un esempio:

A che titolo mi dai questo suggerimento di marketing?

  • Sono consulente marketing per Nike
  • Sono consulente marketing della pescheria da Aldo solo pesce freschissimo
  • Sono laureato in Marketing e comunicazione
  • Lavoro da 20 anni nel marketing
  • Sono marketing “expert”

Guarda, ho messo le risposte in ordine da quella per me più rassicurante, via via fino a quella (l’ultima) proprio raggelante. E bada che per me poter dimostrare di avere una laurea in marketing può valere di più rispetto ad un’esperienza non dimostrabile di esercizio ventennale della professione. È troppo comodo dire che si è sul mercato da decenni. Dimmi “come” ci sei (e su quale mercato).

Faccio una precisazione per l’appellativo “specialist”, che per me è borderline, nel senso che il termine specialista comunica una focalizzazione, non una presunzione di competenze fuori dal comune, tuttavia nei limiti del possibile eviterei di fare questa precisazione. Insomma, meglio web developer che code specialist, meglio consulente e-commerce che e-commerce specialist.

 

Fai parlare (bene) di te

Devono essere le tue azioni a parlare. Ne ho viste abbastanza da capire che gli opportunisti finiscono sempre col fare figure pessime finché non arrivano a odiare il lavoro che fanno e indiscriminatamente anche le persone con cui entrano in contatto.

E dire che per costruirsi una buona reputazione non occorre fare niente di particolare. Basta dire chiaramente cosa ti piace fare e cosa no, e dedicare solo un poco di tempo ad aiutare gli altri senza star lì a chiederti cosa ci guadagnerai.

Credimi, è davvero tutto qui.

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