Quando Google entra in Zona Rossa

Non è sempre facile per Google capire cosa stiamo cercando, anzi, certe volte l’ambiguità è tale da non consentire al motore di ricerca un’opportuna proposizione di risultati. Ne conseguono pagine di risposta che appaiono più che altro tentativi disperati di far luce in una stanza davvero troppo in disordine. Troppo.

google in zona rossa

Google in zona rossa

Ho studiato per anni le ambiguità semantiche e in generale sono sempre stato affascinato dalle molteplici attribuzioni di significato derivanti dalla polisemia della lingua italiana. Un singolo termine come “guanciale” significa di per sé sia cuscino che salume e assume un significato certo solo nel contesto generale degli altri termini che lo accompagnano. Va da sé che una ricerca per “ricette con guanciale” non è pertinente con la ricerca di un cuscino, mentre la query “guanciale duro ikea” non può avere a che fare con l’amatriciana.

Cosa succede però se nella barra di ricerca di Google scrivo semplicemente guanciale? Provaci e troverai che tutti i risultati nella prima pagina hanno a che vedere con il salume e non col cuscino. Google fa questa discriminazione perché la stragrande maggioranza degli utenti che cerca “guanciale”, fa (storicamente) clic sui soli risultati pertinenti con il salume. A partire da questa affermazione scopriamo che la disambiguazione semantica viene lasciata agli utenti, mentre Google si limita a prendere atto e ratificarne i comportamenti.

 

Dolce, un po’ salato…

Fin qui siamo tutti felici, perché Google riconosce con chiarezza l’intenzione di ricerca che sottende al termine preso singolarmente, quindi non esiste possibilità di fraintendimento. Un esempio diverso è la query “gelato al cioccolato” che invece  – e nonostante sia già composta da più termini – apre a due grandi intenzioni di ricerca, una riguarda l’alimento dolce, l’altra invece ha a che vedere con la celebre canzone cantata da Pupo e scritta da Malgioglio, il cui reale significato rimane oscuro ai più. Ora, giacché Google percepisce che entrambe queste intenzioni hanno pari dignità, propone una pagina di risposta mista, in cui convivono informazioni sulla storica hit, capolavoro indiscusso della canzone pop italiana, insieme a post presi da foodblog, che trattano la ricetta del gelato al cioccolato in tutte le salse, anzi, in tutte le creme.

 

Intenzioni di ricerca e di risposta

Beninteso, esistono molteplici casi in cui le pagine di risposta (serp) vengono servite con risultati che trattano gli argomenti percepiti come rilevanti, ma presi da siti web di tipologia diversa. Ad esempio, la query “smaltimento amianto” può fornire risultati da siti web accademici, blog che trattano il tema delle ristrutturazioni, siti web che fanno riferimento ad imprese edili e via dicendo. In questi casi cominciamo a parlare delle intenzioni di risposta, vale a dire che fatto salvo l’interesse per quel certo argomento e non per un altro, Google può decidere di comporre le pagine di risposta come fossero insalate, tenendo dentro tipologie di siti web diversi che affrontano lo stesso argomento sotto punti di vista diversi. Nelle intenzioni di risposta rientrano certamente tutte le amenità proposte periodicamente da Google per tenere le persone su Google stesso, ovvero le risposte veloci a domande che non richiedono approfondimento e per le quali ormai non c’è più bisogno di fare click sui risultati proposti.

 

Le ambiguità della zona rossa

Mi arriva una segnalazione da Marco Ilardi che vive a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Pozzuoli è celebre per la Solfatara e per la vicinanza ad aree collegate al Vesuvio che a causa delle esalazioni sulfuree possono in certi casi essere pericolose. Ora alcuni Comuni del vesuviano – o certe aree di alcuni comuni – nei decenni passati sono state oggetto di una pianificazione per la gestione delle emergenze. Tale pianificazione ha diviso le aree per colore, da cui appunto Pozzuoli rientra nella zona rossa, quella a più alto rischio sismico. Fin qui tutto bene, salvo che di questi tempi l’Italia intera è divisa in colori e gli spostamenti sono più o meno consentiti a seconda della zona di partenza e arrivo. Insomma, avrai certamente inteso che la situazione va bene, ma non benissimo.

Se di questi tempi un abitante di Pozzuoli cercasse su Google “Pozzuoli zona rossa”, evidentemente con l’intenzione di capire in che giorni fosse consentito spostarsi per far visita ai parenti, si troverebbe davanti una situazione davvero complicata.

Marco mi scrive: proprio stamattina c’e’ stata un altra bella scossetta e andando a cercare “Pozzuoli zona rossa” mi sono imbattuto in questo casus e ti ho pensato. Se io volessi sapere le date di durata della zona rossa per il coronavirus a Pozzuoli mi sarebbe difficile ottenere informazioni, perché vincono sempre le query legate al rischio vulcanico, quindi da questo punto di vista google fallisce l’intent dell’utente.

Nel caso segnalato da Marco è curioso come Google non sembri dare maggior peso alla query information, ma agli intenti storicamente legati al rischio sismico, sebbene in questo momento dovrebbero essere meno rilevanti rispetto a quelli legati al covid. Insomma volendo sapere se ad esempio oggi mi trovo o meno in zona rossa a Pozzuoli per il covid è complicato.

Ora a fronte delle affermazioni di Marco, possiamo avanzare due ipotesi, la prima è che le due intenzioni di ricerca differenti – rischio sismico e coronavirus – convivano in equilibrio. Ciò basterebbe a spiegare le ambiguità riscontrate. La seconda ipotesi è che Google abbia bisogno di più tempo per cambiare l’attribuzione di senso della query “pozzuoli zona rossa”, trattandosi di una ricerca forse minore e per tanto meno significativa rispetto ad altre evidentemente monitorate con frequenza maggiore. Nondimeno “pozzuoli zona rossa” assume lo stesso significato da decenni e dunque tende a mantenerlo perfino in questo caso.

 

Conclusioni (alterate)

In ultimo (e qui mi altero) c’è da dire che manca una buona offerta di contenuti su chi in Italia possa fare cosa e dove. Chiunque abbia cercato informazioni su come spostarsi a ridosso delle vacanze di Natale, sarà certamente finito a consultare articoli di giornali web scritti con i piedi e comunque poco esaustivi rispetto alle singole ricerche locali. Se qualcuno avesse pensato di realizzare uno straccio di sito web tipo inchezonasono.it e di tenerlo aggiornato via via nel tempo, anche per Google sarebbe stato tutto più semplice… e per altro mi sa che quel qualcuno avrebbe fatto pure un sacco di soldi.

E vi devo dire sempre tutto io.

One Response

  1. Marco Ilardi 29/12/2020

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