Un po’ di questioni sui backlink

Paolo Dello Vicario

Paolo Dello Vicario

Paolo Dello Vicario porta l’analisi dei dati al livello successivo. Come leggerai, negli ultimi anni ha avuto la fortuna di trovarsi ad operare in un bel team di lavoro e questo gli ha permesso di capire molto sul “maneggiamento” dei dati.

Gli ho fatto in particolare domande sulla lettura del profilo backlink, sui nuovi rel e sulle penalizzazioni. Eccovi le sue risposte.

 

Ciao Paolo, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Ciao Francesco, da quando con ByTek siamo entrati nel gruppo Datrix abbiamo avuto la fortuna di allargare i nostri orizzonti, trovando un gruppo di persone molto sull’utilizzo dei dati a fini finanziari, di customer analysis e di marketing. Insieme al super team costituito in questi anni mi sto dedicando molto a capire come utilizzare i dati che maneggiamo da anni (dati di ricerca, dati estraibili dai testi, dati relativi ai link profile, dati di navigazione, etc) per migliorare le nostre attività e le attività di marketing delle aziende.

La bellezza di un approccio analitico, che mi piace sempre di più, è legata al fatto che si riesce a dare continuità ai ragionamenti e agli effetti di singole azioni. Oggi faccio un’azione in ambito SEO o di advertising? Domani posso vederne l’impatto sul lavoro e gli sforzi richiesti alle persone che lavorano nell’azienda che ne beneficia … e in questo modo abbattere i silos e cercare di fare azioni che guardano al problema nel suo insieme.

Inoltre si riescono a rendere comprensibili anche concetti molto tecnici o distanti fra loro. Insomma, è un bel modo per organizzare le cose, analizzarle, migliorarle e comunicarle.

Lo stiamo facendo lavorando su tre versanti:

  • Formazione: ho la fortuna di lavorare con un super team di persone che hanno scelto di fare un bel percorso insieme e ci stiamo mettendo tutti in gioco professionalmente studiando molto. Per restare sulla SEO, che è tema di questa chiacchierata, chi si occupa di questo per esempio sta approfondendo temi legati agli analytics e ad alcuni task di NLP (Natural Language Processing) in Python;
  • Sperimentazione: con il team stiamo sperimentando molto, qualsiasi cosa, in questo periodo. È una pratica che ci ha insegnato chi nel team viene dal mondo della consulenza digitale a tutto tondo o dall’advertising e che ora stiamo utilizzando ovunque. Ci permette di aprire nuove strade, oltre che di divertirci e spaziare;
  • Sviluppo di software e ingegnerizzazione: stiamo standardizzando le soluzioni che funzionano, fra i 1000 esperimenti che facciamo, e ne sono nati alcuni prodotti molto interessanti, grazie al lavoro di tutto il team e in particolare di chi si occupa di UI/UX, di data science e sviluppo. Ne dico due in ambito SEO: SEONanny è una piattaforma di ricerca keyword e identificazione automatica di trend emergenti che ha risolto alcuni problemi di velocità di analisi che avevamo internamente e che ora abbiamo rilasciato gratuitamente. ReleVanty è invece una piattaforma per la link building dove abbiamo portato tutte le relazioni con giornali e blog che abbiamo accumulato negli ultimi anni e dove ora gestiamo la pubblicazione di qualche centinaio di link ogni mese.

Insomma, la fortuna che sto avendo in questo periodo è che essendo in tanti possiamo sperimentare un sacco, quindi passo da un tema all’altro molto velocemente e arrivo alla fine della settimana non riuscendo più a contare le cose che abbiamo fatto!

 

Approccio alla link building: quantitativo o qualitativo?

Anche qui, direi che guidano i numeri. Possiamo guardare dove siamo noi, cosa fanno i competitor e da lì scegliere come muoverci.

Abbiamo già un link profile con tantissimi link e manca la qualità? La strada è tracciata. I competitor acquisiscono moltissimi link di qualità e noi nulla? Dovremo correre.

Tutto in questo senso è guidato dalla competizione. Dove non si muove nessuno, possiamo star fermi o quasi. Dove tutti corrono, dobbiamo fare altrettanto.

Mi piace il parallelo della corsa: meglio allenarsi con tanti km o con pochi lavori di qualità alta, se vogliamo fare una gara di corsa? Dipende da prima di tutto da dove stiamo andando a correre? Ci stiamo preparando per i 100m o per una gara di endurance da 300km? Si parla di una gara di paese o delle Olimpiadi?

In questo senso è importante anche riuscire a fissarsi obiettivi realistici.

Se inizio a correre domattina non posso pensare di competere alle Olimpiadi entro un anno. Quindi mai premere troppo forte sull’acceleratore nell’ansia di ottenere risultati.

Allo stesso modo, se voglio vincere una famosa maratona, non posso pensare di farlo correndo 40km a settimana a ritmi bassi, se chi si allena per la stessa gara ne corre 120-130. Quindi se gli altri investono e hanno sia qualità che quantità … dovrò far qualcosa di simile, o cambiare obiettivo.

Il vantaggio enorme in questo senso, rispetto allo sport, è che fortunatamente non possiamo intervenire solo sull’allenamento (la link building) ma anche sulla propria predisposizione (le attività SEO on page). La cosa bella di non tenere la link building come un’attività isolata è proprio questa: nello sport potrò accumulare km e lavori di qualità a piacimento, ma non sarò mai Kilian Jornet (un ultrarunner che fa cose pazzesche). Nella SEO invece possiamo competere anche con i migliori, basta avere la giusta pazienza e saper osservare e analizzare tantissimo.

 

Ha sempre senso organizzare una strategia basata sui tier?

Secondo me non ha quasi mai senso. La link building con tier e la costruzione di PBN hanno senso quando abbiamo veramente tanti portali su una singola attività oppure quando vogliamo fare attività “mordi e fuggi”.

In altri casi, costa talmente tanto di più rispetto a qualsiasi altra attività di link building, che perde assolutamente tutti i suoi vantaggi.

 

Hai riscontri sulla valutazione degli attributi sponsored e UGC?

Non ho ancora evidenze in questo senso, ma mi piacerebbe fare alcuni esperimenti. Un test interessante (ma da una prospettiva diversa) è questo che è apparso su moz https://moz.com/blog/ugc-distilledodn-seo-test in un articolo di Cyrus Shepard che ha fatto un esperimento a fine 2019 tramite la ODN di Distilled. Mi sembra molto interessante perché sostanzialmente, come ci si poteva aspettare, non ha portato risultati apprezzabili.

Vedo che sono utilizzati pochissimo. Ora dipenderà tutto da quanto Google spingerà sulla comunicazione di questo tipo di attributi. Per ora francamente la vedo come una possibilità molto distante.

In una campagna di link building io francamente eviterei di usare l’attributo sponsored, perché Google in questo senso cambia opinione troppo frequentemente. La domanda è: quanto “l’auto-ammissione” di link sponsorizzati aiuterà Google nell’identificare meglio, anche all’interno dei redazionali, i link “non naturali”? Non vedo tanto un effetto diretto da questi attributi, quanto una nuova fonte dati da cui imparare per Google. Un po’ come Schema.org: Google chiede una mano ai webmaster di strutturare e classificare training set su dati fortemente non strutturati.

Francamente, dove la link building è fatta come si deve, la vedo una sfida ardua. La regola d’oro per la link building continua a esser sempre quella di 10-15 anni fa: il buon link è e resterà sempre quello che è o sembra una citazione naturale. Mi è capitato recentemente di fare analisi competitive su alcuni link profile e aver difficoltà a capire quali fossero citazioni spontanee e quali citazioni acquistate. Ecco, la link building dovrebbe esser fatta così.

 

È vero che le penalizzazioni per backlink innaturali sono sempre meno frequenti?

Sinceramente? Non ho i dati per dirlo. Ormai sono 13 anni che faccio campagne di link building (ultimamente non direttamente, ma ho l’opportunità di analizzarne tante e parlarne con maggior frequenza di prima, grazie al lavoro che il team di ReleVanty sta facendo nell’ultimo periodo) e mi sono capitate veramente troppe poche penalizzazioni per le mani. Che mi ricordi, circa un paio.

Ho e abbiamo fatto sempre link building con attenzione sui progetti che seguiamo, cercando di pensare a link profile ben costruiti al di là della regoletta del momento, e utilizzando per lo più il buon senso. In parallelo però ci è capitato di fare anche tanti test molto “black” per capire fino a dove avremmo potuto spingerci.

Ricordo alcuni test nel forex con reti di link su siti generati in automatico facendo traduzioni multiple con translate. Attività con aggregatori di notizie che acquisivano autorevolezza con 301 da domini scaduti e poi mandavano link verso il sito di test. Registrazioni in massa di un centinaio di domini per fare 301 verso un sito di test con tema totalmente diverso.

Mai viste penalizzazioni in questi casi.

La sensazione è che semplicemente in alcuni casi Google faccia prima a filtrare ciò che è inutile. Faccio un esempio: per un lungo periodo, nei settori competitivi, sono andati molto di moda i domini di terzo livello con canonical verso il sito da spingere.

Il modello era semplice: io “sito-di-test-seo.it” con un alto potenziale di monetizzazione e con un piccolo tool interno contatto un grande giornale famoso, chiamiamolo “lagazzettadeiseoriuniuti.it”. La gazzettadeiseoriuniti.it è un giornale famosissimo e mi “affitta” test.lagazzettadeiseoriuniti.it per 5,000€/mese + 2€ per ogni conversione che mi porterà.

Io su quel terzo livello metto una replica in whitelabel del mio tool e un bel canonical verso la home de “lagazzettadeiseoriuniti.it”. Mi porto a casa alcuni lead, che pago a un prezzo ridotto e soprattutto un canonical verso la home, che mi spinge in alto in SERP.

Ecco, Google a un certo punto ha deciso che questa cosa non aveva senso di esistere e ha smesso di funzionare. Non ho visto penalizzazioni, ma solo accordi che saltavano/venivano rimodulati e canonical rimossi.

 

In ultimo, quali tool ci suggerisci per fare un buon lavoro?

Oltre alla testa, che diamo per scontata prima di qualsiasi tool, Excel. Oppure ancora meglio, un po’ di competenza di sviluppo in Python (q.b.) per arricchire i dati dei propri link profile con altri dati utili e lanciare alcune analisi automatizzate che difficilmente i tool estraggono (es. la crescita media nel tempo del link profile dei competitor e la distribuzione per tipo di link di questa crescita).

Il consiglio, che vale per la link building ma anche per la SEO in generale (e dico per tutti i lavori del digital) è quello di approfondire un po’ le materie tecniche, è un po’ la mia battaglia personale questa. Vedo spessissimo feroci discussioni sotto annunci di lavoro in cui si richiedono ai SEO sia competenze di programmazione di base che di pianificazione editoriale o di strategia di marketing e resto sempre un po’ colpito da queste discussioni. Il consiglio è quello di imparare a costruirselo qualche piccolo tool, perché il percorso aiuta a ragionare e anche a fare selezione critica degli strumenti commerciali che utilizziamo e a valutarne la qualità del dato in modo meno guidato dall’interfaccia.

Personalmente fra gli strumenti commerciali mi trovo molto bene con SemRush e con Ahrefs, che fanno in modo splendido e affidabile due tipologie di estrazioni di dati diverse fra loro e complementari e che difficilmente possono esser sostituite da “uno scriptino”.

Poi per tutte le analisi aggiuntive: testa.. e un po’ di sano codice.

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