Come trovare i problemi nel tuo ecommerce

In un precedente articolo avevo o osservato i principali motivi per cui un e-commerce non vende come dovrebbe, indagando in particolare aspetti che un occhio allenato (e disincantato) può scorgere al di là di particolari conoscenze tecniche. Oggi invece vorrei provare a listare aspetti “invisibili” degli shop online che ne determinano il fallimento. Parliamo di SEO e di performance.

Problemi SEO negli e-commerce

Problemi SEO negli e-commerce

 

Se da fuori sembra tutto ok, alzando il cofano possiamo trovarci davanti problemi che richiedono l’intervento di un SEO, magari bravo. Ora è vero che ogni giorno impariamo cose nuove e che non finiamo di sorprenderci, ma cerchiamo di inquadrare una lista di problemi frequenti rispetto alla SEO per e-commerce.

 

Alberatura (tassonomie)

In che modo sono strutturate le categorie e le sottocategorie del sito web? Esistono sottocategorie uguali riferite a categorie madri diverse? Soprattutto, esistono archivi tag che si sovrappongono a categorie e/o sottocategorie? E gli archivi del blog interno? E gli archivi tag del blog interno? Certe volte l’inconsapevolezza nella costruzione dell’architettura dell’informazione può costare cara. Non svilupparla da solo, ma rivolgiti a chi come un SEO conosce le logiche tassonomiche. In alternativa, se preferisci occupartene da solo, sii misurato nella creazione degli archivi, soprattutto studia cosa sono i tag e cosa non sono.

 

User experience

Molto spesso il tema della user experience viene confuso con l’idea che il sito debba essere gradevole (secondo chi?), che debba avere i colori giusti e che debba mostrare foto bellissime e originali. La user experience riguarda la funzione pedagogica e quella ludica della web usability. Risponde a due domande molto precise:

  1. Quanto è facile capire come compiere una determinata azione attraverso il sito?
  2. Quanta voglia ho di tornare sullo stesso sito per compiere la stessa azione?

Per rispondere a queste domande si osservano i comportamenti tracciati mediante analytics o software come Hotjar che monitorano finanche gli spostamenti del mouse in pagina, creando mappe precise e utili a capire cosa funziona e cosa no. È a partire da questo tipo di analisi che possiamo costruire un’esperienza di utilizzo confortevole per la maggior parte degli utenti. Qui alla figura del SEO sarebbe opportuno associare quella del web analyst, che in effetti fa un altro mestiere.

 

Menu di navigazione e crawling

La struttura di un sito web riguarda il modo in cui proponiamo i contenuti agli utenti a partire dai menu di navigazione. A grandi linee è opportuno capire cosa offrire come contenuti in evidenza e cosa rendere più defilato. Solitamente non ci aspetteremmo di trovare il link alla pagina “chi siamo” nel menu principale di un sito e-commerce, eppure capita ancora (troppo) spesso di vederne.

Il modo in cui sono sviluppati i sottomenu può influenzare la scansione o crawling da parte del bot di Google. Talvolta le singole voci del menu principale aprono sottomenu giganteschi che complessivamente comportano un carico importante sulla scansione. In questi casi c’è da capire se e quante sottovoci debbano trovarsi in questi megamenu. È importante perché si tratta di link replicati su tutte le pagine del sito web.

Ma questi sono solo i problemi più superficiali rispetto alla scansione. C’è da capire se i percorsi javascript e css non sono prioritari rispetto a quelli che puntano verso le pagine interne e allo stesso tempo occorre studiare bene tutti gli altri percorsi sincroni nel codice sorgente per individuare eventuali ridondanze o sovrapposizioni.

 

Motore di ricerca interno e filtering

Tra i problemi più frequenti e “invisibili” nei siti e-commerce ci sono i percorsi ipotetici generati attraverso i filtri di selezione e il motore di ricerca interno. I primi andrebbero quasi sempre serviti come caricamenti dinamici ajax o javascript asincroni, mentre i percorsi generati dal motore di ricerca interno andrebbero controllati rispetto alla loro indicizzabilità, ai codici browser che restituiscono e alle impostazioni dell’attributo canonical nel tag <link>. Tutti questi check vanno fatti a livello SEO e non devono essere trascurati perché spesso si parla di campagne di link building inefficaci senza rendersi conto che il valore dei backlink verso un sito web con la scansione compromessa è in generale molto basso.

 

Mobile vs Desktop

Non dimenticare mai che in questo momento più che mai (e sarà sempre più così) il tuo sito e-commerce viene fruito da mobile. È dunque in questa modalità che dobbiamo accertarci della corretta visualizzazione degli elementi di navigazione come i menu. Se poi il tuo e-commerce contiene pagine AMP occorrerà valutarne la corretta scrittura a livello del codice oltre che l’aspetto e il fatto stesso che nel tuo caso servano o meno.

 

Conclusioni

Non fidarti dei tuoi occhi e soprattutto non cercare di replicare a tutti i costi le cose che vedi sui siti dei tuoi concorrenti TOP, perché non conosci la loro storia e non puoi sapere se il loro posizionamento dipende da certi fattori o da altri. Magari si posizionano bene “nonostante” facciano proprio quelle cose che tu pensi il caso di ricopiare pari pari sul tuo sito.

Un e-commerce non può sottovalutare l’analisi SEO in profondità, perché non è un sito web da consultare, ma un sito web che deve convertire attraverso un numero molto ampio di pagine. C’è da prenderla parecchio sul serio.

 

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