Come Creare una Community di Successo

Creare una community di successo

Creare una community di successo

Ciao, mi chiamo Francesco e incidentalmente ho creato una delle community SEO più seguite in Italia, quella dei Fatti di SEO su facebook. Non conosco la verità sull’assassino di Kennedy, però un paio di cose su come si cura un gruppo penso di poterle dire. Ti racconterò esattamente la storia dei Fatti di SEO soffermandomi sulle scelte che ho fatto, cercando di evidenziare gli errori da non commettere e gli atteggiamenti (secondo me) più adatti a “coltivare” una community.

Facebook

Qui voglio essere molto chiaro. In questo momento se vuoi “fare community” devi puntare su Facebook e devi farlo per un solo e semplice motivo: siamo tutti là.

Punto zero. Questione di necessità

Frequentavo già un gruppo da utente, web marketing & SEO, gestito da Annalisa Riggio, un’ottima professionista del web siciliana. Il gruppo mi piaceva molto perché potevo condividerci i miei articoli e portare traffico sul mio blog, cioè in effetti credevo di poterlo fare, finché un giorno Annalisa scrisse che non era opportuno pubblicare articoli (pur pertinenti) allo scopo di accrescere le visite sul proprio sito. In seguito credo abbia cambiato idea, perché oggi le persone ci pubblicano sopra i propri articoli, ma all’epoca pensai che se non potevo condividere le mie riflessioni su quel gruppo, me ne sarebbe servito un altro, l’unico problema è che un po’ dappertutto stranamente, gli articoli di blog erano considerati al limite dello spam. Pensai tra me e me che sarebbe stato bello, utile e tutto sommato naturale che esistesse un gruppo in cui ogni SEO potesse condividere le proprie riflessioni sulla materia in modo gratuito sotto forma di blog post, senza essere considerato un markettaro dell’ultima ora. 

Credo che oggi anche Annalisa la pensi così… beh, troppo tardi. 🙂

Il nome del gruppo

Su questo punto, mi dispiace dirlo, ma cadono tutti. Eppure non è così difficile capire che il nome di una community è tra i motivi principali per cui ci si iscrive, soprattutto all’inizio e soprattutto se si trova su Facebook. Deve contenere l’informazione principale, cioè l’argomento di cui si parla, più un elemento che lo avvicini ad un progetto già esistente (es. WebHouse – I professionisti del web) oppure un gioco di parole che catturi l’attenzione. Nel mio caso ho giocato sull’ambiguità “cose sulla SEO” e “drogati di SEO”. Ha funzionato!

Primi passi, i più difficili

Quando crei un gruppo su Facebook, non sai da dove cominciare per portarci gente. Il mio suggerimento è chiedere a quanti più influencer conosci di entrarvi e cominciare a interagire con loro. Certo, non è una cosa semplice, ma nel mio caso, il fatto di aver trascorso tutto l’anno precedente a fare networking attraverso le mie interviste SEO, mi aveva consentito di aprire una serie di canali che in seguito capii, valevano tantissimo. Una volta fatte entrare nel gruppo una ventina di teste di serie, tantissimi altri seguirono a ruota. Tutti volevano essere nei fatti di SEO, anche perché non dimentichiamocelo, era l’unico gruppo che invitava esplicitamente a condividere i propri articoli di settore. Strano ma vero!

Stabilisci regole e falle rispettare

Una delle cose più importanti per far sì che il tuo gruppo sia considerato serio, è essere il primo a rispettare le regole che hai stabilito. Non puoi pubblicizzare i tuoi servizi in modo diretto se hai dichiarato che non si può fare. Commetterai errori lungo il cammino, ma la forza è nell’ammetterli, chiedere scusa e andare avanti. I Fatti di SEO sono tutti uguali, non dovrebbe esistere un membro che vale più di un altro perché magari è un SEO conosciuto, in questo risiede il principio di integrità. Quello che molti colleghi non riescono a capire è che c’è differenza tra fare community e fare proselitismo. Se pensi di fare un gruppo per affermare te stesso e la tua parrocchia, preparati a non superare i 300 iscritti. Così è.

Gestione delle crisi

Quando avrai già diverse migliaia di persone iscritte, capiterà di sicuro che qualcuno sbotti perché: 

  • Il gruppo è dispersivo
  • Le domande sono troppo semplici e sempre uguali
  • Come gestore fai schifo
  • Facebook non va bene per fare i gruppi.

Ringrazia questi utenti per i loro riscontri e se insistono, invitali cortesemente alla porta, perché nessuno gli ha prescritto di venire a dirti come si gestisce un gruppo, soprattutto se non l’hanno mai fatto. Essere liberi di esprimersi non vuol dire che puoi fare tutto quello che ti pare. Non permettere a invidiosi e saccenti di minare la tua sicurezza, perché se ti muovi secondo coscienza, il numero di quelli che beneficiano della community sarà sicuramente più grande (ma parecchio) di quei 4 cialtroni che ti attaccano solo per il gusto di ferirti. Certo se il numero di quelli che ti criticano e superiore a quello di chi apprezza il tuo lavoro, c’è qualcosa che non va, in quel caso è bene fermarsi a riflettere, ma nella maggior parte dei casi ti accorgerai che messe alla porta le persone fastidiose, il gruppo ricomincia a creare e distribuire valore più e meglio di prima.

Cerca di mantenere la calma perché per gestire un gruppo devi avere un carattere mite e poco incline alle baruffe. Devi essere “arbitro”, cosa che in effetti riesce bene a pochi, perché la maggior parte delle persone non è disposta a fare tante cose in modo disinteressato. In ogni caso, se non fosse per Claudia, la mia compagna, che praticamente tira i fili di tutto, non riuscirei nemmeno ad accendere il computer.

Uno è lieto di poter servire

Ho lasciato la cosa più importante per la fine. Il vero segreto del successo di una community come i Fatti di SEO è nell’essere “presenti”. Io sono il primo a rispondere alle domande degli utenti, certo non a tutte, ma a tutte quelle che posso. In un mondo in cui si cerca di programmare e automatizzare tutto, – perché l’uomo di successo è quello che vive sulla spiaggia tropicale e lavora 4 ore alla settimana – solo se hai un’autentica e forte attitudine al servizio puoi fare la differenza. Quest’attitudine costa, perché finisci col trascorrere tantissime ore davanti allo schermo (e io ho anche i clienti da curare), ma crescere deve significare crescere TUTTI, altrimenti questa tecnologia è poco più che un’occasione sprecata.

Conclusioni

Quando un gruppo funziona succedono cose insolite. Una delle cifre del successo puoi leggerla se scrivi “fatti di” nel motore di ricerca di Facebook. Noterai che esistono circa 40 gruppi (alcuni con migliaia di iscritti) che hanno preso in prestito la mia idea e che considero parte del network dei Fatti. Dimmelo tu se ha funzionato!

Un gruppo ti toglie la vita, ma te ne regala un’altra. Con Claudia la sera beviamo birra e parliamo delle performance canore del Vaccari, del cuore di Amin El Fadil, della saggezza di Skande. Qualcuno potrebbe pensare che la mia vita è un surrogato e forse avrà ragione, ma se per caso una sola tra tutte le persone iscritte al gruppo, sarà riuscita a migliorare davvero la propria esistenza e quella di chi gli sta intorno grazie a queste mie poche intuizioni, ne sarà certo valsa la pena.

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