Come diventare blogger senza blog (e senza scrivere)

Stamattina ho aperto Google e ho cercato come diventare blogger. I vari risultati (tutti autorevoli) si muovono sempre sul come aprire un blog e come imparare a scrivere online. Allora ho pensato che qualcosa non andasse, proprio rispetto all’idea imperante di che cos’è un blog.

blogger senza blog

blogger senza blog

 

Il termine web log (da cui appunto blog) è appunto composto da web più “log”. Quest’ultimo indica l’attività del registrare operazioni effettuate. È interessante la definizione di log su wikipedia, che nemmeno io conoscevo. Se nelle navi esisteva il logbook, un libro che serviva a tenere nota di aspetti nautici come la velocità, il tempo e la forza del vento, il web log ha per definizione come area dedicata il “web”, ovvero l’internet TUTTO.

Web log significa letteralmente tenere nota di quello che succede sul web.

Ma dove di preciso?

 

Dal diario personale ai social network

Il concetto di blog nacque convenzionalmente nel 1997, per cominciare a diffondersi nei primi anni 2000 grazie alla comparsa dei primi CMS e piattaforme dedicate. Ai miei tempi molti hanno iniziato a raccontare le proprie vite intime su Splinder considerandolo proprio alla stregua di un diario personale. All’epoca non c’era ancora la consapevolezza che chiunque avrebbe potuto leggere ciò che fosse pubblicato sull’internet… e in effetti in molti casi era così, la gente semplicemente non sapeva.

Il blog era uno spazio personale intimo. Potevi usarlo per raccontare le tue cose a te stesso e condividerle con le persone a cui ritenevi opportuno far conoscere qualcosa di te. In quegli anni il web non era pervasivo come oggi, ma era fatto di compartimenti stagni, spazi chiusi, per accedere ai quali spesso occorreva entrare in possesso dell’indirizzo da infilare nel browser web, insomma, eravamo proprio diversi a livello cognitivo. Chissà se in meglio o in peggio.

A un certo punto qualcuno si accorse che le narrazioni individuali potevano essere condivise in una rete “sociale” globale, in modo da mettere in comune il sé di ciascuno. Nacquero i social network e di lì a poco l’idea del blog cambiò radicalmente, trasformandosi dal diario personale alla piazza su cui convogliare quanti più internauti interessati ai temi trattati. Le pagine di diario cedettero il posto ai tutorial e Salvatore Aranzulla intraprese la sua scalata al potere.

 

Dal sito personale alla delocalizzazione

Se inizialmente i social network facevano da connettore per portare traffico sui singoli blog, col tempo hanno preso ad evolversi con l’intenzione di tenere le persone “dentro”, puntando a diventare piazze di permanenza degli utenti web, non semplicemente di transito da o per altri siti web. Ad oggi facebook è il primo social network ad aver raggiunto pienamente quest’obiettivo: ai tempi di MySpace fruivamo i siti web passando per i social, oggi fruiamo i social passando per i siti web.

Le cosa cambiano, si trasformano, accelerano, talvolta precipitano. Se col web abbiamo accettato di rinunciare per sempre alla privacy, oggi dobbiamo accettare che ormai spesso i contenuti prescindono dal contenitore. Il blog rimane un medium importante, ma non è più il centro della vita digitale di chi fa business attraverso il web.

A questo punto forse ti sorprenderà sapere che non sono nemmeno i social network ad essere al centro i tutto. L’idea che mi sono fatto (e che fin ora non ho trovato espressa da altri colleghi) è che la moltiplicazione dei canali e delle possibilità è tale da farli sparire rendendoli trasparenti. Le persone non fanno più caso al fatto di guardare un video di Montemagno da facebook, da youtube o tramite embed su blog terzi, ma ricordano solo di aver visto “il video di Montemagno”, quindi il contenuto non è il contenitore, il contenuto è Montemagno…

 

Il contenuto sei tu

Che tu abbia un blog oppure no, che tu conosca o meno i segreti più reconditi del web writing, è su te stesso che devi concentrarti, su quello che hai da dire, non tanto su quale piattaforma e su come dirlo, quelle sono cose pur importanti che vengono da sé, a patto di sapersi guardare dentro e acquisire la consapevolezza che la comunicazione utile è sempre comunicazione di sé a prescindere. Lo sa la Apple, lo sa la Tesla, lo sa chiunque abbia percepito quanto questo mondo sintetico sia carrozzone pieno di persone alla disperata ricerca di verità.

 

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