Quando passare da freelance a società?

È una domanda che mi sto ponendo in prima persona da un po’. Per capirci, mi trovo bene come libero professionista, ma non so se riuscirò a fare questa vita per sempre. Allora come faccio spesso, ho chiesto aiuto al web e ho trovato nelle parole di Maria Pia De Marzo un punto di vista interessante, oltre che l’esperienza diretta di chi sta vivendo questo passaggio di stato.

Da freelance a società

Da freelance a società

 

Ecco dalla sua “penna” virtuale, le risposte a tutte le mie domande nel merito:

 

Passando da freelance a società, allargherete il focus operativo?

Il passaggio dalla professione di freelance all’assetto societario certamente comporta dei cambiamenti. Negli anni di attività individuale si ha molta libertà di sperimentare, capire come agire e di sbagliare. Tutto questo percorso aiuta a creare un modello di lavoro sostenibile nel tempo. Il passaggio a società segna proprio il consolidamento di questo processo evolutivo/operativo che comporta anche un ampliamento della propria offerta proprio in virtù delle crescenti richieste dell’utenza.

 

Contate di cambiare qualcosa nella vostra comunicazione?

Tendenzialmente non cambieremo la nostra modalità di comunicazione. Il modello che abbiamo adottato ha funzionato, cambierà l’approccio al cliente che diventerà più professionale e orientato alla vendita, ma le strategie inbound resteranno il nostro modello promozionale principale. Quindi continueremo a incanalare traffico sul blog e a “svelare” strategie che hanno funzionato nei nostri progetti.

Meglio continuare a fare rete, o internalizzare più competenze? 

In un settore dinamico come quello del Web è importante coltivare le relazioni e stabilire anche rapporti duraturi. Il vantaggio della rete è circondarsi di professionisti che operano in modo ottimale in settori trasversali al proprio e che possono garantire il massimo livello di conoscenza. In un team di persone che operano ciascuna con la propria competenza è fondamentale che le risorse esterne siano di fiducia, affinché si giunga ad avere rapporti duraturi. Al contempo penso che internalizzare una risorsa sia importante per la salute dell’azienda, a patto che le risorse siano in grado di sostenere i ritmi frenetici di cambiamento del settore. Diciamo che se dovessi ragionare in percentuale farei un 50-50.

 

Accogliere nuovi soci o assumere personale interno? 

Al momento non ci siamo posti il problema. I soci rappresentano, secondo me, la parte pulsante e fondante dell’agenzia. Al momento non sono in grado di dire se potranno entrare mai dei soci in Web in Fermento, ma posso dire con certezza se maturerà l’idea sarà perché esiste una personalità che crede nei nostri stessi valori e ama la nostra azienda, vuole farla crescer nel migliore dei modi ed essenzialmente è innamorato di lei.

 

Con Dario c’è un legame solido, ma in generale, come si scelgono i soci?

Come forse ho già anticipato nella precedente risposta, penso che i soci non si scelgano, e che la scelta nasca da una esigenza comune di voler offrire basi più solide alla società. 

 

Per pagare meno tasse, esistono alternative sensate al trasferimento in Tailandia?

La risposta è no. O meglio prima ci si convince che sia così, meglio si vive. La situazione italiana la conosciamo tutti. Il regime di iper tassazione non può esser aggirato in alcun modo (se si vuol operare onestamente), ma si può innescare un percorso di crescita che non diventi troppo pressante, nel senso che le tasse non ti devono impedire di vivere dignitosamente. Per questo penso che, come il nostro percorso ha dettato, bisogna partire da regimi fiscali agevolati (come i minimi) e man mano che si cresce, e ci si rende conto che il pagamento delle tasse è sostenibile, valutare alternative societarie più complesse. 

 

Quale abito fiscale suggeriresti a un gruppo di amici che vuole mettersi “in affari” sul web?

Non consiglierei mai ad un novizio di partire subito con la srl a 1 euro, per mia esperienza. Le startup che partono già con la società secondo me sono come dei kamikaze. Si buttano in un regime tassativo che non è sostenibile, a meno che non partano subito col botto. È importante cominciare con il piede giusto ed iniziare a capire se quello che si sta facendo può avere un seguito, e soprattutto se c’è risposta da parte del mercato. Di sicuro consiglierei prima di tutto un percorso da freelance, magari collaborando con altre agenzie per imparare dal loro il modus operandi. Valutare dopo qualche anno il lavoro svolto e la crescita raggiunta, e farsi affiancare da un commercialista competente di questi “nuovi mestieri” che indirizzi verso la strada giusta per la crescita. Ah e ovviamente gli farei un grandissimo in bocca al lupo! 😉

One Response

  1. Luca Spinelli 05/07/2018

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.