Il Fattore C nel tuo Business

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Il fattore C è un frutto da cogliere!

Questo è un articolo nichilista. Ieri sera ho mangiato pesante e oggi ho ancora tutto sullo stomaco, quindi sono fuori di me, fosse solo perché dentro è già occupato. Speranzoso che alla fine gli amici di Flamenetworks mi perdoneranno l’ardire, oggi voglio parlarti di quanto conti in realtà il fattore C e di quanto dovremmo rivedere la nostra formazione culturale meccanicistica secondo cui se sei in grado di fare qualcosa è perché l’hai imparata prima, perché ti hanno messo in condizione, perché hai studiato.

Il successo nel business? Questione di Culo

È così che Frank Merenda, un formatore nel campo delle vendite, intitola un suo articolo in cui descrive chiaramente il successo di certi brand come il prodotto di intrecci fortuiti, non programmati, né immaginabili.

Citando dall’articolo di Merenda:

 – “ Prendi la Red Bull. Ha avuto successo perché Coca Cola vedendo che le vendite non decollavano non le ha mai fatto concorrenza.

Quando si è resa conto di aver perso il treno, lanciando Full Throttle e Burn con ben 10 anni di ritardo ormai era troppo tardi perché  Red Bull si era imposta come leader nella testa delle persone e aveva chiuso i giochi.

…Tutto ciò che trovate fuori è un accozzaglia di “Devi credici fotte fotte e non mollare mai perché se ci credi fotte i sogni poi si realizzano”. –

Studiare per avere successo

Lancio una provocazione: perché spendere 12.000 euro per un master in digital communication a Roma o a Milano in cui si parla di cose che puoi leggere anche su internet? Non sarà che ti stai comprando una serie di stage in aziende e forse (chissà) un posto di lavoro? Ma la preparazione aiuta davvero a sviluppare business vincenti? Studiare serve ad avere successo?

La scuola della strada

Sono cresciuto davanti alla televisione, però almeno erano gli anni ’80, quindi ho visto un sacco di bei telefilm(s). Molti sostengono che per emergere occorre essere abbastanza testardi e determinati da portare avanti i propri progetti anche contro le difficoltà iniziali (che possono durare anni). Io penso che non sia questione di credere in un progetto, cioè non soltanto questo. A volte credi talmente tanto in un progetto che finisci col colare a picco con esso. In quel caso non hai avuto fede, piuttosto paura di abbandonare.

A volte la fuga è necessaria. La resa talvolta richiede più coraggio di quanto ne occorra a perseverare. L’uomo è conservatore in questo. Molti progetti falliscono per inerzia, altri proprio per solidarietà.

Il fattore C è il riconoscimento che l’universo sceglie di attribuirti quando le tue scelte sono allineate con ciò che sei, in poche parole, quando capisci perché sei qui, cosa devi fare e soprattutto come. Bada bene, ché la modalità in cui scegli di fare business conta tantissimo, quindi non concentrarti solo sul cosa, perché per quanto la tua idea sia valida, non andrai lontano se non la sviluppi nel modo giusto.

È lo studio, i corsi?

Guardiamo i dati. Più o meno la metà delle persone dice che studiare non è servito, mentre l’altra metà difende i propri studi a spada tratta, sostenendone la centralità. In pratica puoi lanciare una moneta e in base alla faccia che esce, prendere una decisione sul fatto che studiare serva a qualcosa oppure no. Forse la verità è che siamo solo molto confusi e pieni di paure, per questo facciamo scelte casuali che a volte si rivelano fortunate e a volte no, ma il fattore C, quello vero, si innesca quando riesci a fare le scelte giuste, quelle che forse ti insegnano ai corsi e forse no, quelle che ti si parano davanti nel momento (anche nell’attimo) in cui smetti di avere paura.

Insomma, la cosa che vorrei far passare è che quella configurazione incontrollabile di fattori esterni che determinano il successo di un business, è strettamente correlata alla TUA configurazione interna, ai tuoi pensieri, direi al tuo spirito se non rischiassi di passare per il santone di turno.

Quello che succede fuori dipende da quello che succede dentro.

Ecco l’essenza del fattore C.

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