La zona di comfort? Ci rimango volentieri

La zona di comfort

La zona di comfort

 

Quando ero giovane e stupido c’erano persone intorno a me, vecchi soci e amici, che mi caldeggiavano l’idea di uscire dalla zona di comfort, altrimenti non sarei mai riuscito a crescere professionalmente e come persona.

La comfort zone è l’ambiente cognitivo in cui ti muovi abitualmente per svolgere le attività di cui ti occupi. La conosci, ti è familiare, sai come funziona e per tanto non ti procura problemi o se te ne procura sai come affrontarli. Gli amici esperti di crescita personale, dopo aver letto i libri di Roberto Re ti raccontano un sacco di cose interessantissime su come devi forzarti di fare altro da quello che ti viene facile, altrimenti non sarai un vero “leader di te stesso”.

 

Sapere tante cose o saperne fare una

c’è una differenza importante tra il sapere e il saper fare. Quando segui i suggerimenti degli amici, sempre quelli esperti di prima, investi parte del tuo tempo nello studiare cose che c’entrano solo marginalmente con ciò di cui ti occupi. Ad esempio, il web designer che volesse uscire dalla sua zona di comfort potrebbe mettersi a studiare SEO, una disciplina per lui sconosciuta e ostica, solo trasversalmente utile al suo lavoro. Come risultato si ritroverebbe con una serie di nozioni in testa probabilmente approssimative, che ha dovuto fare una fatica enorme per imparare.

Cosa più grave, nel frattempo gli altri web designer sono cresciuti sul web design, investendo il proprio tempo nell’approfondire aspetti rilevanti, non semplicemente pertinenti, rispetto al proprio mestiere. Sono cresciuti senza particolare sforzo, perché non hanno abbandonato la propria comfort zone, ergo, a me questa cosa che si cresce forzandosi di fare cose diverse, non mi ha convinto. Parliamone.

 

Uscire dalla zona di comfort è controproducente

Ne faccio una questione legata alla focalizzazione. Le persone più in gamba che conosco, quelle che hanno avuto il maggiore successo personale e finanziario, sono estremamente focalizzate. Prova a dire a una di queste persone che per crescere deve fare altro rispetto a quello che fa ogni giorno e nella migliore delle ipotesi ti riderà in faccia.

Se investi il tuo tempo nello studiare sempre cose diverse, ti ritroverai certamente ad essere una persona di cultura. Non c’è niente di male nella cultura, anzi, ce ne vorrebbe di più, ma se sapere è importante, talvolta saper fare può esserlo di più.

Non cose diverse, cose NUOVE

Il nodo, il vero discrimine secondo me, non sta nel fare cose diverse, ma nel fare cose nuove senza uscire dall’ambito familiare e confortevole in cui ti muovi sguazzando come un girino nello stagno. 

Un problema semmai è nell’immobilismo: se il web designer di cui sopra, sviluppa ancora siti web in Flash perché nel 2003 erano una gran fikata, qualcuno potrebbe ricordargli che in effetti dal 2003 ad oggi un po’ di cose sono successe e magari sarebbe il caso di rimettersi al passo. In questo senso uscire dalla comfort zone ha un perché, ma se invece per “crescere” dobbiamo metterci in testa di diventare come Leonardo Da Vinci, probabilmente finiremo col disperdere le energie, il tempo, i soldi e fondamentalmente con lo stressarci inutilmente. 

No, per me crescere non significa questo. Crescere significa svegliarti ogni mattina e fare il tuo lavoro con entusiasmo, come se vedessi sempre il sole.

Fai quello che vuoi. Vuoi quello che fai.

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