Perché devi diventare un canale

NO, quest’articolo non riprende ciò che spiegano Merenda o Montemagno, va molto più indietro, fino agli anni ’60 in particolare, un periodo assolutamente straordinario in cui le persone vestivano in modi imbarazzantemente colorati e Marshall McLuhan “inventava” le teorie dei nuovi media.

Perché devi essere un canale

Perché devi essere un canale

 

La frase “il medium è il messaggio” riecheggia tra le pareti delle facoltà di sociologia, anche se per conoscerla non serve fare 5 anni di università. L’intuizione che McLuhan ebbe semplicemente guardando lo schermo di un televisore, fu che un giorno ciascuno di noi sarebbe diventato sia fruitore che produttore di contenuti, all’interno di una grande community con caratteristiche ri-tribalizzanti che chiamò “villaggio globale”. Nel guardare al di là del suo tempo, il vecchio McLuhan arrivò addirittura a profetizzare che un giorno saremmo stati in qualche modo remunerati più o meno direttamente, per la sola fruizione di contenuti.

 

Cos’è veramente un canale?

A distanza di oltre 50 anni abbiamo ragazzine di 13 anni che fanno centinaia di migliaia di visualizzazioni sui propri canali YouTube parlando di “squishy” ai loro coetanei che prima di fruire il contenuto guardano (tutta) la pubblicità che lo precede facendo guadagnare soldi ai genitori (si spera) delle ragazzine di cui sopra. Le aziende utilizzano il “canale” YouTube, così come la rete display di Google o il meccanismo di inserzioni facebook per comprare spazi pubblicitari utili a promuovere le proprie attività o i prodotti che vendono. Ma a veder bene in questo passaggio, quelli che ho menzionato non sono canali, sono la televisione. I canali sono gli youtuber stessi di ogni età, etnia, nazione, ceto e orientamento sessuale, sono i blogger che posizionano i loro articoli su Google e/o quelli che condividono le proprie attività su instagram o facebook. Quelli sono i canali, esattamente come quando accendi la TV per guardare Rai uno o Canale 5: non ti interessa guardare la TV in quanto tale, ti interessano i canali, i loro contenuti.

 

Il canale sei tu, anzi, DEVI essere tu

A me piace molto guardare Focus (canale 56) perché vado matto per i programmi sul mito degli alieni. Mi piacciono i canali che sviluppano tematiche in particolare. Se ti scrivo questa cosa è perché spostandoci dalla televisione al web il discorso si atomizza e si complica, giacché non è uno scherzo dare a tutti la possibilità di sviluppare canali, ma nella realtà dei fatti è esattamente quello che succede. Se ad esempio prendi facebook, il social network è come il tuo televisore di casa: puoi fare zapping scorrendo la tua bacheca, oppure puoi fare un salto sulla tua pagina preferita o sul gruppo che segui per lavoro. Sono questi i canali del web, li segui perché offrono un flusso di contenuti tale da attirare il tuo interesse. Ti aspetti un certo tipo di informazioni e quelle arrivano, tutto qui (e scusa se è poco).

Perché scrivo che il canale DEVI essere tu? Perché in questa parcellizzazione delle informazioni, considerando le mille modalità di accesso alla conoscenza offerte dal digitale, le persone non sono più in grado di capire quale azienda o progetto inteso come entità astratta merita davvero attenzione. Le persone hanno bisogno di sapere che ci sono altre persone a cui riferirsi per risolvere i propri problemi conoscitivi e queste persone devono avere un volto, un nome e addirittura un cognome.

 

Come diventare un canale

Quando sei un canale non devi più cercare interlocutori, perché sei un centro di interesse, come dire che le persone aprono facebook o Google per cercare direttamente te, la tua community, il tuo sito web etc. Questa cosa avviene perché sei riuscito a mettere insieme le persone interessate ad un argomento, perché non hai avuto fretta, perché avevi qualcosa di buono da dire e hai scelto di farlo sempre sulle stesse piazze per tanto  – tanto –  tempo, magari sempre nello stesso modo, magari esplorando modelli comunicativi diversi in base a quel che hai visto accadere intorno a te, senza dimenticare di essere aperto alle relazioni e non autoreferenziale. Senza stancarti.

L’altro giorno il Vaccari mi scriveva preoccupato dell’idea che ciascuno di noi possa essere un canale (troppo potere). Caro Vac, mi sento di rassicurarti, intanto perché per la prima volta ognuno di noi può aspirare a contare qualcosa nella storia, poi perché il mondo sta cambiando e vedo che in tutto questo marasma di messaggi, le persone stanno affinando la loro capacità di discernimento.

Dici che sono troppo ottimista?

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