Strategia social per siti e-commerce in difficoltà

Questo articolo è destinato all’attenzione di chi in questo momento particolare della pandemia che stiamo vivendo, si ritrova con un calo di vendite tale da comportare la quasi impossibilità di continuare a sostenere le spese di comunicazione. E non solo quelle.

Una strategia social per e-commerce

 

Ho letto post di colleghi particolarmente polemici su questi imprenditori. Alcuni hanno scritto chiaramente che non puoi definirti “imprenditore” se un mese di sosta forzata ti costringe quasi a portare i libri in tribunale. Secondo alcuni, qualunque business plan dovrebbe avere un cuscinetto economico e/o contromisure preventivamente approntate per restare aperti mesi in un periodo come questo. Ma se queste affermazioni sono condivisibili (e lo sono), personalmente non mi sento di giudicare chi si trova in difficoltà per il momento in cui ci troviamo. Non mi sento di farlo proprio perché la situazione in cui ci troviamo non riguarda i mercati finanziari, ma l’economia reale legata ai beni che al momento non vengono considerati di prima necessità. Ed eravamo già in recessione prima dell’emergenza sanitaria.

È davvero molto facile essere d’accordo con questo tipo di analisi da pistoleri del marketing. Ma quanto siamo bravi a giudicare persone che ogni santo mese devono pagare soldi a palate solo per conservare il diritto di restare aperti.

 

Economia reale e volumi di ricerca

Se ad esempio vendi borse e zaini, strumenti musicali, scarpe o complementi d’arredo, potresti trovarti proprio nella situazione di stallo descritta. In effetti perché comprare una borsa adesso se nemmeno puoi uscire di casa? Molte persone stanno rimandando certi acquisti a tempi migliori, che però non si sa quando arriveranno, ed è spesso per questo difetto di conoscenza che tanti negozianti hanno cominciato a tagliare sui costi dei fornitori, forse incautamente, ma fino a un certo punto.

Ad esempio, all’inizio del periodo di semi quarantena per tutta l’Italia, molti hanno bloccato le sponsorizzazioni su Google/Facebook/Instagram, perché l’attitudine alla conversione era diminuita bruscamente. In diversi casi si sono fermate anche le attività editoriali e perfino quelle più strettamente SEO. Chi monitora gli analytics di siti web come quelli descritti in precedenza, vede che per diversi progetti seguiti c’è un brusco calo di sessioni a fronte di una visibilità organica inalterata o paradossalmente migliorata. Per spiegare questa discrepanza tra strumenti di tracciamento (Google Analytics) e statistici (Semrush) occorre considerare che i primi rilevano lo stato delle cose, i secondi mostrano uno scenario “probabile”, che in questo caso però può essere disallineato con i riscontri sulle sessioni reali perché gli strumenti statistici aggiornano quotidianamente le informazioni sui posizionamenti, non quelle sui volumi di ricerca. È Google ad aggiornare le informazioni su questi ultimi e a renderle disponibili, da cui le diverse softwarehouse nella realtà dei fatti rivendono un dato che varia con una frequenza molto più bassa, forse di mese in mese, certamente non di giorno in giorno. E se oggi risulti posizionato meglio per una keyword che di punto in bianco – e senza che tu possa verificarlo – perde il 70% del suo volume, lo strumento statistico rileverà un “probabile” incremento di visite organiche, che però non arrivano, perché quegli utenti semplicemente non esistono.

Le discrepanze nei monitoraggi, per concludere, dipendono dal fatto che vengono aggiornati i risultati di posizionamento, non i volumi di ricerca.

 

Una strategia social per gli e-commerce in difficoltà

Due sabati fa, alla fine della prima settimana di #iorestoacasa, con gli e-commerce fermi e i rispettivi titolari nel panico assoluto, ho visto una cosa bellissima. Una cosa che voi umani non potete nemmeno immaginare. Frequento un gruppo sulla musica elettronica suonata, tra i cui membri ci sono i drogati veri (altro che i Fatti di SEO) e che si chiama Synth Cafè. Un gruppo bellissimo su cui ci si confronta sulle ultime amenità tecnologiche e si condividono le proprie creazioni. A bocce ferme, un utente ha postato di un negozio della sua città (senza menzionarlo) che in questo momento sta svendendo i prodotti in pronta consegna con il 30% di sconto.

Si è aperto il cielo ed è sceso San Michele Arcangelo per cercare di contenere la corsa sfrenata a svuotare il negozio online! Messaggi su messaggi per richiedere in privato il nome del negozio, finché non è stato chiaro a tutti e tempo due ore il sito era down per l’eccessivo numero di visitatori. Niente SEO, niente pubblicità, nessun blog interno, solo uno “starnutitore” venuto nel posto giusto e nel momento giusto a dire la cosa giusta. Ancora in questo momento sul sito web ci sono prezzi che non esistono in natura.

Ora proviamo ad analizzare questa cosa.

Prima osservazione: in tempo di crisi occorre investire, non fermarsi. Se non hai soldi da investire in comunicazione, hai probabilmente un magazzino di merci già acquistate che valgono per lo meno il denaro che hai speso per comprarle.

Seconda osservazione: AWARENESS. Al di là delle vendite realizzate nel fuori tutto clamoroso, una svendita come quella descritta può generare affezione, iscritti, database, dati. È importante in questo senso che il tuo store si differenzi rispetto all’offerta di prodotti o per la UX da quelli arcinoti nel tuo settore. Se questa condizione non si verifica, dopo la prima ondata non ci saranno ritorni e tutto sarà stato inutile.

Terza osservazione: una buona occasione è sempre una buona occasione, anche nel momento più nero. Nei momenti di incertezza tante persone hanno bisogno di una buona spinta per compiere un acquisto. Una svendita epica in un periodo in cui i saldi non ci sono è proprio QUEL tipo di spinta.

 

Conclusioni

Si tratta dunque di trovare la piazza giusta e magari avere un buon “gancio” all’interno che possa lanciare l’imbeccata agli utenti. Mentre i competitor stanno riprendendo a fare awareness con le sponsorizzazioni, tu puoi andare dritto al sodo e preparare una ripartenza folgorante. Quando tutto questo periodo sarà solo un brutto ricordo (e lo sarà), a beneficiarne saranno quelli che avranno saputo fare scelte coraggiose.

E tu, come stai affrontando la cosa?

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.